Palermo, uccise un clochard dandogli fuoco, ergastolo per un benzinaio

Bruno Cirelli
Aprile 12, 2018

A circa un anno di distanza dal drammatico omicidio di Marcello Cimino - il clochard bruciato vivo mentre dormiva a Palermo - arriva la sentenza che ha condannato all'ergastolo Giuseppe Pecoraro, il benzinaio quarantacinquenne accusato del brutale delitto. In una delle ultime udienze era stata disposta una perizia dal giudice Sala sulla capacità di intendere e di volere di Pecoraro al momento dell'omicidio. Ma secondo i periti l'uomo era lucido.

I legali dell'imputato, gli avvocati Carolina Varchi e Brigida Alaimo, avevano chiesto la sospensione del processo per accertare la capacità di stare in giudizio di Pecoraro che, secondo le due penaliste, non avrebbe avuto la lucidità per affrontare coscientemente il processo.

I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Toni Palazzotto e hanno ottenuto una provvisionale per il risarcimento dei danni.

Il movente della gelosia è quello riferito dal reo confesso ai poliziotti, che l'hanno arrestato poco dopo il delitto; l'uomo ha vuotato il sacco dopo aver tentato di negare ogni addebito, giustificando il suo orribile gesto con la paura che Marcello potesse strappargli la fidanzata.

"Non so perché Giuseppe ha fatto questo, come ha mai potuto, cosa ballava nella sua testa", ha detto la donna dopo l'omicidio. Allo stesso risultato arrivò il consulente nominato dal giudice.

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