Cacciati perché avevano protestato contro l'azienda: il giudice conferma il licenziamento

Paterniano Del Favero
Aprile 11, 2018

Il Tribunale del lavoro Torino ha respinto il ricorso, il primo del genere in Italia, promosso da sei rider di Foodora, che avevano fatto causa in sede civile contro la società tedesca contestando l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le proteste del 2016, in cui chiedevano miglioramenti economici e normativi. "Evidentemente se questo sistema di lavoro è stato ritenuto legittimo, si espanderà", hanno detto gli avvocati dei fattorini Giulia Druetta e Sergio Bonetto. "Questa è la prima causa che, a mia conoscenza, riguarda il fenomeno dei rider", dice Paolo Tosi, uno dei legali di Foodora. "Foodora - era la tesi dell'avvocato Bonetto - ha costruito un piccolo mondo felice per il datore di lavoro, in cui i fattorini dovevano solo seguire quello che lo smartphone diceva loro di fare. Inoltre - spiega Bonetto - trovo assurdo far lavorare delle persone in bicicletta senza prima compiere accertamenti medici sulle loro condizioni di salute". Di diverso avviso la difesa di Foodora che ha spiegato come l'azienda non abbia di fatto violato la privacy dei rider. Riguardo al rapporto di subordinazione, minimizza: "non è assolutamente vero. A Foodora non importava delle condizioni del lavoratore - continua il legale - vi era una costante pressione psicologica sui rider, finalizzata al mantenimento del posto di lavoro".

Il legale ha quindi spiegato come "i fattorini fossero totalmente assoggettati al potere del datore di lavoro, con un controllo totale sugli orari che potevano essere modificati anche senza alcun preavviso". "Ci servono tutti i rider": la risposta della multinazionale. "Molte cose sono cambiate in questi mesi nell'azienda". I legali della società, di contro, hanno espresso piena soddisfazione commentando: "Siamo soddisfatti, ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice".

Ornella Girgenti, legale di Foodora, ha da parte sua dichiarato: "Erano i rider a decidere quanto e quando dare disponibilità e l'azienda non si è mai vincolata a far lavorare. Non c'è scritto da nessuna parte che il rider deve offrire una disponibilità minima".

Girgenti ha poi posto l'accento su un'altra questione, legata agli improvvisi forfait: "Molti fattorini, all'ultimo momento e principalmente nei giorni di pioggia quando le richieste di consegne sono tantissime, rinunciavano al turno, senza preoccuparsi di cercare un sostituto, senza scusarsi". In aula sono state lette numerose chat aziendali. In precedenza i legali dei fattorini, lamentando la violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei dati, hanno chiesto un risarcimento pari a 20 mila per ognuno dei rider allontanati.

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