Astronomia, il 31 marzo la seconda (e ultima) Luna Blu dell'anno

Geronimo Vena
Marzo 30, 2018

Il 31 marzo 2018 sarà un giorno da ricordare: oltre a essere la notte prima di Pasqua, ci sarà un evento da ricordare che non si ripeterà per due anni.

La notte del 31 gennaio il nostro satellite è stato protagonista di un evento astronomico straordinario. Un'occasione rara, come ricorda anche la nota espressione "once in a blue moon" (come dire "ogni morte di papa"), che però non è rarissima, dato che la prossima si ripresenterà nell'ottobre 2020. Ecco cos'è e perché si chiama così. Ed in effetti la luna piena di marzo simboleggia l'inizio della primavera.

Perché si dice "luna blu"? Non è un caso se è entrata anche nella letteratura, nel cinema e nella musica, col popolare brano Blue Moon del 1934 di Richard Rodgers e Lorentz Hart, dalle note profonde e malinconiche.

Cosa rappresenta la luna piena di marzo?

Secondo la tradizione anglosassone la luna blu si verifica quando all'interno dello stesso mese si verificano due lune piene, fatto piuttosto raro ma non impossibile, visto che la luna piena cade ogni 29 giorni. Il nome infatti non è un richiamo al colore assunto dal disco lunare, che risulterà di un classico bianco pallido: lo spettacolo sarà dunque meno suggestivo della cosiddetta "Superluna di sangue" apparsa in cielo il 31 gennaio di quest'anno.

La Nasa però ha specificato che: "in rare occasioni la Luna può davvero diventare blu, ma dipende da un'eruzione vulcanica". L'evento si è verificato l'ultima volta nel 1999. Quando entrano in atmosfera, le particelle di questa dimensione sono in grado di deviare la luce rossa verso il blu, conferendo alla luna, osservata dalla Terra, un'aura bluastra.

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