Tentò di bruciare sei romenidopo una lite per spazzaturaarrestato boss 'ndrangheta

Bruno Cirelli
Marzo 20, 2018

Nella casa viveva una donna romena di 46 anni senza fissa dimora che quel giorno ospitava dei connazionali. "La conferma della sussistenza e dell'operatività della cosca è stata documentata in diverse indagini, coordinate da questa Direzione Distrettuale Antimafia, tra le quali merita un cenno particolare quella passata alle cronache giudiziarie come operazione "Olimpia", che ha dato vita al noto processo, al termine del quale veniva confermata l'operatività della cosca esercitata, per molti anni, sotto la posizione dominante del carismatico capo storico ed indiscusso, Labate Pietro classe 1951, attualmente detenuto, fratello di Labate Antonino" si legge in una nota della Polizia. Gli occupanti della casa stavano festeggiando un compleanno quando improvvisamente si sono accorti delle fiamme che divampavano all'interno, facendo appena in tempo a mettersi in salvo scavalcando una finestra posteriore che dava su un cortiletto circondato da alti muri di cinta.

Dall'attività investigativa svolta dai poliziotti della Squadra Mobile è emerso che il movente è da ricondurre a futili motivi legati all'abbandono di alcuni sacchetti della spazzatura da parte della donna rumena accanto all'ingresso di un podere di proprietà del boss Labate.

La polizia ha arrestato il 68enne Antonino Labate - esponente di vertice dell'omonima cosca della 'ndrangheta del quartiere Gebbione del capoluogo calabrese - accusato di tentato omicidio plurimo e incendio doloso, reati aggravati dalle modalità mafiose. Dalle parole, il "Ti mangio" era passato ai fatti cospargendo di benzina e dando fuoco all'androne dell'abitazione in cui erano presenti gli stranieri che hanno così rischiato di morire arsi vivi.

La minaccia si era poi concretizzata poco dopo l'episodio come dimostrano le immagini dei filmati dei sistemi di video sorveglianza esaminati sulle strade vicine al luogo del delitto, analizzati dagli investigatori.

L'indagine condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria ha consentito di individuare nel boss l'autore materiale di un incendio appiccato, a fine febbraio, ad un'abitazione nella zona sud di Reggio Calabria.

L'incendio avrebbe messo in serio rischio la vita dei sei - donne, bambini e un uomo - rivelandosi mortale per gli occupanti dell'immobile se gli stessi non avessero avuto la prontezza d'animo di scavalcare la finestra sul retro ma anche di attutire le fiamme con coperte, prima che arrivassero i soccorritori.

La Dda contesta l'aggravante mafiosa perché i fatti sono stati commessi per agevolare l'attività della cosca Labate, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva.

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