Papa: andare con prostitute è atto criminale. E' torturare

Bruno Cirelli
Marzo 19, 2018

Poi tutto tornerà come sempre: spaccio, sporcizia, abbandono, degrado.

Per favore: "chi ha questa abitudine, la tagli!", così Papa Francesco oggi ha ammonito i giovani cattolici sulla piaga della prostituzione, esortando i ragazzi a dire no con forza quello che ha definito "un crimine contro l'umanità che nasce da una mentalità malata, secondo cui la donna va sfruttata". Una delle ragazze ha detto che due volte non aveva portato la somma che doveva e le hanno tagliato l'orecchio, ad altre hanno spezzato le dita. Alcuni governi cercano di fare pagare multe ai clienti. Si tratta di "un problema grave, grave, grave". Vorrei che i giovani lottassero contro questa pratica. È un criminale chi fa questo. E ancora, il Pontefice ha aggiunto: "Chi va con le prostitute è un criminale, questo non è fare l'amore". E' da non credere: una e' stata rapita in Moldavia e portata legata a Roma, nel portabagagli, minacciata di uccidere i genitori.

Quando le portano nelle nostre citta', ha quindi continuato il Papa, "quelle che resistono, lo abbiamo sentito, vengono torturate e a volte mutilate". Ti picchiano, torturano e alla fine cedi. Parlando della tratta delle ragazze che vengono indotte alla prostituzione, il Papa ha ribadito: "Questa è una schiavitù di oggi". E rincara la dose aggiungendo che: "Qui in Italia parlando dei clienti, credo - faccio un calcolo senza fondamenti - il 90% sono battezzati, cattolici..." E sono anche tanti. "Penso allo schifo che devono sentire queste ragazze quando questi uomini le facciano fare qualcosa". Una volta che Buenos Aires visitavi in ospedale i feriti nell'incendio di una discoteca in terapia intensiva c'erano degli anziani che avevano perso il senso, avevano avuto un ictus. Quando si liberano non hanno il coraggio di tornare a casa. Le ragazze mi raccontavano che iniziavano i lavori e per difendersi attivano una 'schizofrenia difensiva', isolano cuore e mente e solo dicono: questo è il mio lavoro. Alcune sono riuscite a fuggire, ma la mafia di questa gente le perseguita, le trova. Ma loro domandano invece: 'quanto soffri?'. La ragazza sente, loro gli danno il biglietto con scritto: 'ti porteremo via, non lo sapra' nessuno.

Per fortuna ci sono case come quelle di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII, che operano per il riscatto di queste donne dalla strada. "Uno era il marito di una delle ragazze, si erano innamorati e si sono sposati, l'altro era il fidanzato di un'altra".

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