Faida di 'ndrangheta a Vibo Valentia, 5 arresti

Bruno Cirelli
Marzo 19, 2018

Francesco Mesiano e Rocco Iannello il 16 luglio del 2013 avrebbero quindi appiccato il fuoco a Mileto al portone di casa della famiglia Corigliano. Il tutto quale "sanzione" per il rifiuto opposto da Angelo Antonio Corigliano (poi ucciso il 20 agosto 2013) di mettere in atto un danneggiamento all'esercizio commerciale di proprietà dei fratelli Corigliano, sito a Santa Domenica di Ricadi, al fine di costringere i titolari dell'attività commerciale a cedere alle loro richieste estorsive.

Al centro la faida tra i Mesiano e i Corigliano che, nel 2013, insanguinò il vibonese: una guerra di mafia iniziata nell'estate di quell'anno con l'omicidio di Giuseppe Mesiano (LEGGI), a cui seguì - appena un mese dopo - l'assassinio di Angelo Antonio Corigliano (LEGGI).

In carcere sono finiti Giuseppe Corigliano, 80enne; Francesco Mesiano, 45enne (già condannato per l'omicidio del piccolo Nicolas Green); Vincenzo Corso, 45enne cognato dei Mesiano; Gaetano Elia, 51enne e Giuseppe Ventrici, 41enne; tutti di Mileto. I due si sono sempre dichiarati innocenti. Mesiano è stato colpito mortalmente al dorso, al collo e alla testa con sette proiettili esplosi al suo indirizzo da una pistola semiautomatica. Francesco Mesiano viene indicato come il mandante dell'incendio, Rocco Iannello l'esecutore materiale.

L'inchiesta parte dall'omicidio di Giuseppe Mesiano, 60 anni, panificatore di Calabrò di Mileto, ucciso il 18 luglio del 2013 e la risposta con l'omicidio di Antonio Angelo Corigliano, 30 anni, ucciso a Mileto il 20 agosto 2013 in pieno centro del paese. Al fatto si sangue avrebbe partecipato anche Vincenzo Corso, considerato il braccio destro di Franco Mesiano, incaricato di presidiare i luoghi prescelti per la consumazione del delitto, nonché monitorare la vittima designata.

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