Lavoro, in Italia 1 occupato su 8 a rischio povertà

Paterniano Del Favero
Marzo 18, 2018

Di pari passo crescono anche i cosiddetti "working poor", cioè quelli che, pur avendo un'occupazione, risultano essere a rischio povertà. Un fenomeno che si traduce, in parole povere, come "lavoratori affamati".

I dati Eurostat sono impietosi e nei fatti bocciano le politiche del lavoro introdotte dal Jobs Act.

Altro dato negativo: L'Italia è ben al di sopra della media europea. Nel nostro Paese nel 2016 i lavoratori a rischio povertà erano l'11,7%, un dato tra i più alti in Ue (fanno peggio solo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo) che in media segna un 9,6%. Il rischio povertà è fortemente influenzato dai tipo di contratto di lavoro al quale è assoggettato il lavoratore. La povertà aumenta tre volte di più coloro per coloro che un impiego temporaneo (16,2%) rispetto agli occupati a tempo indeterminato (5,8%).

In Italia per chi lavora part time il rischio di povertà è del 19,9% (uno su cinque) in crescita di quasi cinque punti e mezzo rispetto al 2010, a fronte del 10% per chi lavora con un contratto a tempo pieno (in Ue la differenza è tra 7,8% e 15,8%). Secondo l'analisi, è peggiorata anche la qualità dell'occupazione in Italia e a fine 2017 è stato toccato il record delle persone in disagio: sono oltre 4,5 milioni.

I lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a rischio povertà sono il 7,5%, in aumento dal 6,7% del 2010.

Se si analizzano i dati che riguardano il contratto di lavoro, è evidente che la possibilità di piombare nella povertà è maggiore per chi è precario, visto che sono sempre meno le ore di lavoro.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE