Giornalista ucciso: si dimette il ministro dell'Interno

Bruno Cirelli
Marzo 13, 2018

Stavolta Vadalà è coinvolto in un'indagine della Procura di Venezia perché ritenuto responsabile insieme ad altre persone di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti con l'aggravante, per alcuni, dell'agevolazione mafiosa e del riciclaggio. Nel mirino del Gico della guardia di finanza di Venezia è finita un'organizzazione legata alla 'Ndrangheta, in particolar modo a un clan con base ad Àfrico, in provincia di Reggio Calabria: 11 le persone interessate da ordinanza di custodia cautelare in carcere, 3 ai domiciliari e 3 sottoposte a obbligo di firma. Vadalà era stato prima arrestato e poi scarcerato nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio del giornalista Kuciak, autore di reportage sui fondi europei e la corruzione. Secondo le accuse, l'imprenditore avrebbe creato canali commerciali leciti da utilizzare per l'importazione di sostanze stupefacenti dal Sudamerica, gestendo le singole operazioni di importazione e finanziando gli acquisti tramite società a lui riconducibili. Sono in corso perquisizioni domiciliari in Veneto, Lombardia e Calabria nei confronti di altre 16 persone coinvolte del traffico.

Per documentare quanto avveniva, un militare della Guardia di finanza si e'è infiltrato nell'organizzazione sotto copertura "dando immediata comunicazione - riferisce Cherchi - degli spostamenti e le modalità attraverso cui veniva importato e smistato lo stupefacente in Italia". La Guardia di finanza di Venezia e la Procura sono riuscite a tenere un'indagine complessa senza fuga di notizie. Nei carichi veniva nascosta una quantità ingente di droga. Grazie a quella 'retata' la banda venne disarticolata, ma le nuove indagini che hanno condotto agli arresti di oggi avrebbero dimostrato che il capo, Attilio Vittorio Violi, nonostante si trovasse in carcere a Venezia, aveva ricominciato a tessere le fila del sodalizio illegale: "Attraverso i colloqui con la moglie - e' stato spiegato in conferenza stampa - forniva indicazioni ai suoi fedelissimi". "C'è stato coordinamento di EuroJust e delle autorità slovacche - ha aggiunto il capo degli inquirenti lagunari-. Altrimenti sarebbe stato un problema per l'incolumità dell'agente sotto copertura". La droga arrivava attraverso navi e camion: complessivamente si tratta di 400 chili di cocaina. "La 'ndrangheta calabrese si muove in maniera diversa rispetto al passato - dice sempre Cherchi -".

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