Di Maio: "No al governo istituzionale o di tutti, l'Italia ha scelto"

Bruno Cirelli
Marzo 13, 2018

Tutti siamo chiamati alle responsabilità' ribadisce Di Maio.

"Non contempliamo alcuna ipotesi di governo istituzionale o di tutti. Gli italiani votando M5s hanno votato un candidato premier, una squadra, un programma". E' stata quasi una provocazione, come a dire che 'ora che me vado all'opposizione avveleno i pozzi. "Per noi l'assenza di vincolo di mandato andrebbe rivista, però credo fermamente nella democrazia parlamentare, e se il Parlamento ha messo sempre al centro le leggi e gli atti da approvare allora è giusto che ci si confronti sui temi".

"Forse i partiti hanno bisogno di un segnale più forte?" La proposta dei 5 Stelle - ovvero un confronto basato sui programmi e non "sulle solite dinamiche di potere" - è ancora sul tavolo.

CONTRO PADOAN - Infine la stoccata a Pier Carlo Padoan che a Bruxelles, al termine dell'Ecofin, ha parlato di instabilità in Italia.

"Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare che ha avuto una grande investitura".

"Chiedo - è il suo appello - responsabilità a tutte le forze politiche: il debito, la disoccupazione, la tassazione delle imprese e la disoccupazione giovanile non aspettano le liti di partito". Se le forze politiche non hanno capito questo segnale cosa vogliono un segnale più forte? Questo non ci spaventa.

LA POLITICA ESTERA - "Se dovessimo andare al governo come spero, la nostra linea non è isolare l'Italia ma farla comunicare il più possibile con il resto del mondo". L'Italia con noi resterà nell'Unione europea, con l'ambizione di cambiare le cose che non funzionano. Non credo - ha aggiunto Di Maio - che ci sia da stravolgere la politica estera dell'Italia ma farla valere di più. Penso a una conferenza di pace sulla Libia qui a Roma. Il deputato pentastellato esclude poi che l'elezione dei presidenti di Camera e Senato riguardino dinamiche di governo, essendo figure di garanzia; dunque, un'apertura questa, ad altre forze politiche. "Le elezioni del 4 marzo sono state uno schiaffo al vecchio modo di fare politica".

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