Mit e Eni puntano a fusione in 15 anni

Paterniano Del Favero
Marzo 11, 2018

L'iniziativa getta il guanto di sfida principalmente all'ITER, il progetto di reattore a fusione termonucleare oggi più avanzato, nel cui ricco consorzio di partner rientra anche l'Italia attraverso l'Enea. Ultima in ordine di tempo Eni, che ha appena siglato un accordo da 50 milioni di dollari con Commonwealth fusion systems e il Massachusetts institute of technology (del quale Cfs è uno spin-off) per contribuire allo sviluppo del primo impianto che produrrà energia da fusione nucleare. Il problema principale di questa tecnologia è rappresentata dalla forma di innesco e controllo del processo stesso.

Il progetto Eni-CFS punta alla seconda strada.

L'accordo tra Eni e Cfs sarà perfezionato nel secondo trimestre del 2018.

Contestualmente, Eni ha sottoscritto un accordo con MIT che consentirà alla società di svolgere congiuntamente programmi di ricerca sulla fisica del plasma, sulle tecnologie dei reattori a fusione, e sulle tecnologie degli elettromagneti di nuova generazione. E ancora: "Eni compie un notevole passo avanti verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative con un sempre minor impatto ambientale".

Entusiasta Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni: "La fusione è la vera fonte energetica del futuro, completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti, ed è potenzialmente inesauribile. Un traguardo siamo determinati a raggiungere in tempi brevi".

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