Quante sono le donne elette nel nuovo parlamento?

Barsaba Taglieri
Marzo 9, 2018

Centottantacinque alla Camera e 86 al Senato.

La batteria di parlamentari umbri eletti con il voto del 4 marzo segna il radicale cambiamento con il quadro della legislatura precedente. Ancora peggio il centrosinistra con 13 senatrici su 59 eletti (ma con percentuale simile, sempre al 22%). Restano fuori, invece, a Matera, Francesca Barra per i Dem, Chiara Geloni, ex direttrice della tv del Pd all'epoca di Bersani segretario, candidata con LeU nel collegio di Massa Carrara, e la 'Iena' Dino Giarrusso candidato con M5s. Nel 2013 le donne erano il 31%, ma è stata la prima volta che si raggiungeva una percentuale del genere nella storia della Repubblica (nel 1948 erano il 5%).

Nell'altro ramo del Parlamento, la musica non cambia con il 30% di deputate: sono sempre i pentastellati ad avvicinarsi di più alla soglia prevista dalla "norma di genere" sulle candidature. Sono questi i numeri delle donne elette nell'ultima tornata elettorale del 4 marzo 2018. Il centrodestra si porta a casa la fetta più importante con tutti esordienti: i 4 leghisti Marchetti e Caparvi a Montecitorio e Tesei e Briziarelli a Palazzo Madama; i tre forzisti Nevi e Polidori alla Camera e Modena al Senato; più il deputato Prisco e il senatore Zaffini per Fratelli d'Italia. Il maggior numero di donne al governo si è registrato a partire dal 2006, coi governi Prodi II, Berlusconi IV, Letta I e Renzi I. Delle 8 ministre (su 16 titolari di dicasteri: la metà esatta) presenti all'avvio del governo Renzi, tre hanno presentato le dimissioni e sono state sostituite da uomini. Conquistano il seggio per i Cinquestelle Primo Di Nicola, ex direttore del Centro, Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24, Gianluigi Paragone (ripescato con il proporzionale), ex conduttore de La Gabbia. Ha preso il 24% dei voti a livello regionale, per un totale di quasi 16mila preferenze. Nonostante le difficoltà iniziali nel comporre le liste uscite dalle parlamentarie, i grillini sono i più vicini al 40% previsto dalla legge elettorale. Questo criterio è stato rispettato nella composizione delle liste ma non garantisce un effettivo equilibrio al momento dell'elezione e dell'assegnazione dei seggi. Quindi, per una donna vengono eletti quattro uomini nei collegi in cui è candidata.

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