Italiani scomparsi in Messico, gli agenti confessano: "Consegnati a una gang"

Bruno Cirelli
Marzo 5, 2018

Rischiano ora fino a 40 anni di reclusione. Ma Hugo Enrique Martinez Muniz è scomparso senza lasciare tracce. Una simile ricostruzione dei fatti è resa fortemente plausibile dall'elevato tasso di criminalità che caratterizza l'area di Tecalitla'n, la quale è controllata da un potente cartello messicano. La polizia messicana, poco addestrata e sottopagata, è spesso minacciata o corrotta dai cartelli, sulle cui attività chiude spesso 'un occhio' o con cui è collusa. Non è un caso se, dopo la scomparsa degli italiani tutti gli agenti sono stati trasferiti.

Il governatore dello Stato ha dichiarato che i quattro agenti hanno confessato di aver consegnato gli italiani a una banda criminale locale. Gli italiani erano stati fermati dalla polizia a un distributore di benzina di Tecalitlan. Dei tre non c'è ancora nessuna traccia nonostante le ricerche vadano avanti incessantemente da ormai oltre un mese. Secondo il procuratore dello stato di Jalisco, Raùl Sànchez, i tre vendevano a pochi soldi generatori e macchine agricole che spacciavano come merci di alta qualità. I loro familiari hanno negato che stessero conducendo qualsiasi attività illegale. Secondo le ipotesi dei media messicani, la scomparsa potrebbe essere legata o alla vendita di questi prodotti o anche a una ritorsione per essersi rifiutati di pagare mazzette. I tre di origine napoletana sono stati visti l'ultima volta a Tecalitlan il 31 gennaio. Attraverso alcuni fidati collaboratori messicani, infatti, aveva accertato che il fatto che fossero armati sarebbe da giustificare alla paura che tali contadini avrebbero di essere aggrediti dai briganti.

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