"Fake Food", un cibo su quattro è 'tarocco' secondo analisi Coldiretti

Paterniano Del Favero
Febbraio 19, 2018

A rischio "fake" nel carrello della spesa un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l'origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini.

Problema, che riguarda in realtà tutti i salumi, la frutta trasformata in generale (dalle confetture alle conserve), l'insalata in busta, il pane o i funghi conservati che spesso arrivano dalla Cina, paese ai vertici mondiali per gli allarmi alimentari. La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers' market d'Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it, e sono previste iniziative in tutta l'Italia.

La mobilitazione punta a proteggere la salute, tutelare l'economia, bloccare le speculazioni e difendere l'agricoltura italiana. Le imitazioni, ogni anno, portano un ammacco di 60 miliardi di euro all'economia dell'Italia, falsificazioni e pratiche commerciali sleali sono un danno per l'economia nostrana.

Stamani nella piazza che ospita il mercato settimale dei prodotti a km zero targato Coldiretti si è anche festeggiato il risultato raggiunto dopo un dura battaglia durata anni: da questa settimana è entrato in vigore il decreto sull'indicazione in etichetta dell'origine obbligatoria del grano utilizzato per la produzione della pasta. Coldiretti ha deciso di dar vita ad una raccolta firme per chiedere al Parlamento Europeo norme più rigide e per stilare una Blacklist dei cibi "Fake". E spesso viene sfruttata l'italianità a sproposito, con il tricolore usato come specchietto per le allodole. Quasi 2 italiani su 3 sono disponibili a pagare almeno fino al 20% per assicurarsi un prodotto italiano, secondo l'indagine Coldiretti/Ixe. "Va difeso il primato italiano nella qualità e nella sicurezza alimentare conquistato grazie all'impegno degli agricoltori e ad una attività di controllo senza uguali".

Il 25% dei prodotti non sempre presenta l'origine in etichetta, il che potrebbe nuocere alla salute dei consumatori. La raccolta di firme si pone l'obiettivo di estendere a livello europeo l'obbligo di indicare l'origine in etichetta a tutti gli alimenti. In Italia, dal 13 febbraio 2018, c'è l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del grano per la pasta e del riso, ma prima erano già stati raggiunti altri traguardi: dal 19 aprile 2017 l'obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati, il 7 giugno 2005 per il latte fresco, il 17 ottobre 2005 l'obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy e, dal 1° gennaio 2008, l'obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario - conclude la Coldiretti - il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c'è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

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