Acquisto pasta e riso, scatta obbligo etichetta di origine materia prima

Paterniano Del Favero
Febbraio 15, 2018

In questo senso è importante che giunga a buon fine la richiesta all'Unione Europea di adozione di misure di salvaguardia europee nei confronti dell'importazione di riso greggio asiatico del tipo indica ma - conclude la Coldiretti - una svolta è anche rappresentata dall'obbligo di indicare l'etichetta di origine che consente di fare scelte di acquisto consapevoli e decidere se comperare il riso ottenuto in Paesi lontani con lo sfruttamento delle persone e dell'ambiente o quello coltivato in modo sostenibile in Italia con il lavoro di generazioni di agricoltori.

Dunque anche sulle confezioni di pasta vi dovrà essere l'indicazione di dove è stato coltivato il grano utilizzato e dove è avvenuta la molitura oltre al luogo di confezionamento che era già in vigore. Si tratta del risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione piu' diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative. Non bisogna infatti confondere l'origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.

Pasta e Riso, scatta l'obbligo sull'origine del grano in etichetta. "Il mercato della pasta all'uovo e della pasta in generale ha un trend decrescente negli ultimi anni per diversi motivi - ha concluso Maccari - come la popolazione che invecchia, il crescente numero di immigrati che non conosce e non consuma la pasta all'uovo, le differenti abitudini alimentari".

Non è un caso - precisa il sondaggio - che l'80% degli italiani mangia pasta o pane almeno una volta al giorno.

Per quanto riguarda la qualità - secondo Coldiretti - la tendenza è verso la pasta con grani 100% italiani e con un'immagine di forte legame ai territori di origine.

"Finalmente - riprende Giuriolo - escono dall'anonimato e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che, insieme agli 1,5 miliardi di chili di riso, garantiscono all'Italia il primato in Europa, grazie anche all'apporto del Polesine, considerato il granaio del Veneto".

A livello mondiale l'Italia è la maggiore produzione di pasta (3,2 milioni di tonnellate), poi Usa, Turchia, Brasile e Russia. Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli di allarme visto che, in controtendenza rispetto all'andamento del Made in Italy all'estero che ha superato la storica cifra di 41 miliardi di euro, si riducono invece le esportazioni italiane di pasta che nel 2017 hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore del 4% secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat. Il motivo? "La rapida moltiplicazione di impianti di produzione all'estero, da Stati Uniti a Messico, da Francia a Russia, da Grecia a Turchia, da Germania a Svezia". Il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo ha dichiarato: "Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in pre-raccolta con il glifosato, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica".

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