Menfi: le mani della mafia sugli appalti, 7 arresti

Bruno Cirelli
Febbraio 11, 2018

C'è un nuovo pentito alla base del blitz dei carabinieri che alle prime luci dell'alba hanno stretto le manette ai polsi di sette persone tutte accusate a vario titolo di far parte della mafia di Menfi nell'Agrigentino.

Gli arrestati sono tutti ritenuti responsabili di appartenere a Cosa nostra agrigentina e di aver gestito il controllo di attività economiche e di appalti pubblici nella valle del Belice.

I militari, attraverso una fitta rete di pedinamenti ed intercettazioni, sono riusciti a documentare come gli indagati avessero riorganizzato la famiglia mafiosa di Menfi, dopo essere entrati in contatto con elementi del calibro di Leo Sutera, già capo del mandamento di Sambuca di Sicilia e con il benestare di Pietro Campo, boss della famiglia mafiosa di Santa Margherita di Belìce e di Montevago. Numerose perquisizioni sono ancora in corso. Ora i carabinieri hanno arrestati i "nuovi" vertici della cosca di Menfi. Questi ultimi, indagati in altri procedimenti, non risultano colpiti dal provvedimento restrittivo. Più di una volta, hanno tra l'altro chiesto ad officine meccaniche compiacenti, di eliminare le microspie dalle autovetture in loro uso.

Nel luglio del 2016 anche Vito Bucceri, inteso "Bucittuni", ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Menfi, venne sottoposto a fermo in quello che fu l'inizio dell'operazione antimafia "Opuntia". Ottenuta l'investitura, la rinata famiglia di Menfi ha ripreso il controllo del territorio, iniziando dal business dell'imposizione dei video poker e delle slot machines negli esercizi commerciali della località rivierasca.

I SUMMIT NELLO STUDIO MEDICO Gli incontri documentati dai Carabinieri avvenivano nei luoghi piu' disparati. Questi, oltre a veicolare le informazioni all'interno dell'organizzazione, e' spesso intervenuto nella gestione degli affari dell'associazione, incontrando persino, in una circostanza, il capomafia Leo Sutera. Ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per Domenico Friscia, 53 anni, di Sciacca. Tutti gli arrestati di oggi, a luglio 2016, erano stati già fermati su disposizione della Dda di Palermo perché indiziati di delitto.

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