Sequestrato il depuratore che avvelenava il fiume

Bruno Cirelli
Febbraio 3, 2018

Le indagini dei Carabinieri Forestali di Cosenza sono ancora in corso.

"Questa è la più importante indagine in materia di tutela dell'ambiente mai condotta nel cosentino - ha dichairato il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo - e grazie alla professionalità dei carabinieri forestali è stato possibile stabilire con certezza che l'impianto che doveva servire per depurare i reflui era invece un mezzo attraverso il quale si inquinavano le acque dei fiumi".

L'operazione, diretta dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ha disposto inoltre l'esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di dirigenti ed amministratori della società che ha in gestione l'impianto. Dovranno rispondere di disastro ambientale. Il procuratore non conferma che la procura abbia chiesto provvedimenti piu' pesanti per gli indagati, rispetto a quanto concesso dal giudice, ovvero delle misure interdittive che colpiscono il direttore dell'impianto (interdetto ad esercitare per 12 mesi la sua attivita'), alcuni operai e il loro coordinatore (obbligo di firma).

Lo sversamento ha provocato una compromissione e un deterioramento, significativo e misurabile, delle acque del Fiume Crati e del relativo ecosistema alterandone composizione chimica, fisica e batteriologica nonché l'aspetto e l'odore. Durante alcuni controlli, gli stessi operanti nell'impianto, hanno nascosto la modalità illecita della gestione del depuratore, simulando il normale funzionamento della linea depurativa, per poi, una volta terminato il controllo, azionando il sistema illecito, ritornare a scaricare direttamente nel fiume consapevoli che alcune sostanze non fossero in linea con i valori tabellari previsti dalla normativa e falsificando inoltre gli esiti delle analisi inviate alla Provincia di Cosenza.

L'impianto dopo il sequestro è stato affidato ad un custode giudiziario nominato dal Gip, che ha ricevuto incarico di gestirlo senza causare alcuna interruzione del sevizio. Lo ha detto il procuratore Cosenza, Mario Spagnuolo, nel corso della conferenza stampa che e' seguita al sequestro del depuratore di Rende, alle porte di Cosenza, avvenuto questa mattina.

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