Pedofilia, Papa su Barros nessuna esitazione: "Ma chiedo scusa alle vittime"

Bruno Cirelli
Gennaio 22, 2018

"Chiedo loro scusa se li ho feriti senza accorgermene e senza volerlo" ha spiegato oggi il Papa sostenendo però che mancano le evidenze per condannare Barros. Proseguo con la tolleranza zero iniziata da Benedetto XVI. "Ma quello che so davvero è che Papa Francesco riconosce pienamente gli enormi fallimenti della Chiesa e del suo clero che hanno abusato di bambini, e l'impatto devastante che questi crimini hanno avuto sulle vittime che ama particolarmente".

Bergoglio non crede nel castigo, e non vuole castigare il vescovo che è convinto abbia servito con correttezza la sua Chiesa ma sulle vittime aggiunge: "Su ciò che provano gli abusati, devo chiedere scusa". La parola 'prova' non era la migliore, direi piuttosto 'evidenza'. In cinque anni non ho mai firmato una grazia per i pedofili. "Ho accompagnato il Santo Padre in molti dei suoi incontri con le vittime, e ho potuto constatare il suo dolore nel prendere coscienza della profondità e dell'ampiezza delle ferite inflitte a chi aveva subito abusi, e nel constatare che il processo di guarigione può richiedere una vita intera", testimonia O' Malley: "Le affermazioni del Papa - si legge ancora nella nota - sono che non c'è posto nella Chiesa per chi abusa dei bambini e che dobbiamo adottare la tolleranza zero, perché questi crimini sono reali e combatterli è il suo impegno". Per quanto riguarda il caso Barros: l'ho fatto studiare, investigare. Il dramma degli abusati è tremendo. Ci sono in Cile tre vescovi che Karadima ha mandato in seminario.

Ad alimentare poi la rabbia dei manifestanti, guidati da tre ex vittime di Karadima, Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andre's Murillo, divenuti negli anni un "simbolo" - come loro stessi si definiscono - della denuncia degli abusi del clero cileno, la presenza di Barros a tutte le messe papali. Poi quando è stato nominato a Osorno è sorto questo movimento di protesta: ho ricevuto da lui le dimissioni per la seconda volta. Perché la parola 'prova' ha ferito tanti abusati. È venuto due volte a Roma a presentare le dimissioni. E ho detto: no, tu continui! "Ma se viene una persona e mi dà un'evidenza di quello che è successo io sono il primo ad ascoltarla". E a me questo fatto dispiace tanto, perché io li ricevo. "Le mie preghiere e la mia pena saranno sempre con le vittime e con i loro familiari. Nel caso di Barros non c'è evidenza di abuso...". Nel caso di Barros, ho studiato e ristudiato, non ci sono evidenze per condannarlo. Due giorni fa, Bergoglio incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del pastore di Osorno, "figlioccio" spirituale del carismatico parroco della parrocchia de El Bosque e formatore di gran parte del clero cileno, rispondeva: "Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò". Mi accorgo che la mia espressione non è stata felice e capisco, come scrive Pietro in una delle sue lettere, che l'incendio si sia sollevato.

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