Vertice Berlusconi-Meloni-Salvini e la non candidatura bis di Maroni

Bruno Cirelli
Gennaio 16, 2018

E il primo a puntare i piedi è Silvio Berlusconi: "Non c'è nessuna resa" alla Lega sulla candidatura di Attilio Fontana al posto di Maroni, "nelle coalizioni non si combatte, si dialoga", spiega il Cavaliere in una intervista a Circo Massimo su Radio Capital. Maroni non ha fatto espressamente il suo nome come successore ma si è detto fiducioso che il suo passo indietro non comprometta la partita per la Regione. Il perché è evidente: Maroni è stato inserito nella "riserva politica" del centrodestra per un eventuale incarico di presidente del consiglio o di presidente del Senato nella prossima legislatura.

"Un giornale come Repubblica, che scrive queste cose, fa il suo mestiere di giornale "vicino all'aera di sinistra", che parte con uno svantaggio di 10 punti nella corsa per la presidenza della Lombardia". Giorgetti, uomo forte della Lega da diversi lustri, sin dai tempi di Bossi, in passato ha più volte accarezzato l'idea di correre per il Pirellone, ma non in questo modo, sulla scia di un'emergenza, e declina garbatamente l'invito che il Cavaliere gli ha rinnovato anche questo pomeriggio, nel corso di un nuovo colloquio, sempre ad Arcore, dimora tornata ad essere il centro di gravità permanente del centrodestra italiano. Berlusconi ha gradito la scelta di Fontana? Vuol dire che Berlusconi ha optato per Maroni, scartando sul nascere l'ipotesi di Salvini candidato premier.

Intanto, nella giornata di ieri, Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia hanno ufficializzato la coalizione e hanno concordato la presentazione di "candidati comuni e condivisi", come formalizza Berlusconi con un suo tweet.

"Sì, mi sembra che abbia incontrato Fontana o lo farà oggi".

Come ai tempi in cui Berlusconi aizzava, adulava e allettava i "colonnelli" di An contro Gianfranco Fini, legandoli a sé per depotenziare lo scomodo alleato. Ma Berlusconi è cauto: "Ottimo candidato, ma siamo distanti da una decisione definitiva".

Nel frattempo una certezza c'è: il nome Berlusconi nel simbolo, anche se la sentenza attesa da Strasburgo che nelle attese del leader dovrebbe riabilitarlo dopo la decadenza da senatore non arriverà in tempo: "Io sono il presidente di Forza Italia".

Un cartello elettorale, nulla di più. Se dovesse vincere Nicola Zingaretti nel Lazio, a Berlusconi importerebbe poco.

Matteo Salvini, però, non cederà.

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