Torino, si dimettono i revisori dei conti: troppi contrasti con Appendino

Bruno Cirelli
Gennaio 12, 2018

Mesi di scontro prima sotterraneo e poi frontale, esposti alla magistratura, ventilate mozioni di sfiducia avevano minato quello che normalmente dovrebbe essere un rapporto dialettico ma proficuo.

Dimissioni a Torino dei revisori dei conti del Comune. Se questo fosse avvenuto sarebbe gravissimo visto che il Collegio è un ente super partes, se invece non fosse vero è dovere del Comune di Torino denunciare agli uffici competenti i Revisori per questa affermazione" e conclude: "Resta il fatto che questa guerra Appendino-Revisori ha creato problemi ai torinesi, dando dimostrazione da parte di entrambi di un comportamento infantile e inadeguato ai ruoli che ricoprono.

Si sono dimessi i tre revisori dei conti del Comune di Torino Henri Fenoglio, Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso. "Prendiamo atto delle dimissioni", ha commentato la sindaca Appendino sulle dimissioni dei revisori. Per contro i noti accadimenti degli ultimi mesi hanno generato difficoltà nello scambio delle comunicazioni. "L'assenza di collaborazione dell'Ente (il Comune, ndr) con il Collegio dei revisori e le pressioni ricevute sono state fonte di disagi operativi e incomprensioni". Dal caso Ream, l'inchiesta della procura sulla caparra da 5 milioni non restituita a fine 2016 dal Comune, che vede indagati la sindaca e l'assessore al Bilancio Rolando, al bilancio consolidato, molti sono stati i momenti di frizione. In quell'occasione i revisori avevano di nuovo sollevato la questione del debito Ream e l'inserimento non corretto nel 2017 di un debito residuo di 313 milioni (ereditato da un passivo di 336 milioni del bilancio 2015 da ripianare in 30 anni con rate da 11,2 milioni). Alla fine i tre hanno preferito lasciare per "una questione di clima". Un clima di forte tensione che ha portato prima la giunta a mettere in discussione l'operato dei revisori e poi il Movimento 5 Stelle a tacciarli di incompetenza e malafede, fino a ventilare la possibilità di provare a revocarne l'incarico.

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