'Caporalato', 59 denunce nel Nord Italia

Bruno Cirelli
Gennaio 10, 2018

La Guardia di Finanza di Spilimbergo, al termine di accurate indagini, ha smantellato un traffico di caporalato talmente vasto e radicato sul territorio nazionale da essere considerato pericoloso socialmente.

I lavoratori erano perlopiù sloveni, rumeni, cechi, slovacchi o provenienti da regioni del Sud d'Italia e risultavano occupati senza alcuna copertura fiscale o previdenziale con le società - tutte con sede legale nel Sassarese nonostante, spiega la Finanza, "nessuno delle centinaia di lavoratori impiegati o delle decine di aziende utilizzatrici degli stessi manifestasse una concreta presenza o interessi economici in Sardegna" - che, dopo aver fornito la manodopera, venivano in breve periodo poste in liquidazione. Le indagini hanno permesso di sgominare un gruppo criminale che gestiva appalti illeciti di manodopera - cosiddetto caporalato - in aziende manifatturiere e industriali dell'Italia del Nord. I lavoratori erano occupati in 37 aziende con sede nelle province di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Pavia, Milano e, appunto. I rappresentanti legali di queste 37 realtà sono tra gli indagati.

Un'attività, quella messa a segno dalle Fiamme Gialle nell'operazione denominata 'Sardinia Job', che ha portato alla scoperta di oltre mille posizioni lavorative irregolari, fatturazioni per operazioni inesistenti per 21 milioni di euro e 59 persone indagate: 4 per associazione a delinquere, 48 per reati tributari e 7 per reati di riciclaggio, in relazione ad attivita' distrattive per circa 700mila euro effettuate su conti correnti societari e operate tramite carte prepagate e vaglia postali.

Il Giudice delle Indagini Preliminari di Pordenone su richiesta della Procura della Repubblica ha disposto un sequestro per equivalente per l'importo di 3.978.000 euro nei confronti del promotore delle attività illecite. Sono così stati sequestrati due immobili di pregio, disponibilità finanziarie e due autovetture (una Porsche 911 versione 993 e una BMW 650i).

Il sistema scoperto dalla Guardia di Finanza consisteva in falsi rapporti di appalto o subappalto con società fittizie intestate a prestanome, sulle quali venivano fatti convergere gli obblighi fiscali e contributivi della manodopera, che appariva sul piano formale dipendente da esse anziché da quelle dove realmente lavorava.

Quest'ultimo, durante la perquisizione domiciliare in provincia di Pordenone, è stato trovato in possesso di 55mila euro in contanti, in gran parte in banconote da 500 e 200 euro, nascosti sotto il ripiano di una scrivania. Le fatture emesse riguardavano il mero impiego della manodopera per 'prestazioni di servizio' invece che "fornitura di manodopera".

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