Taranto, caporali nel call center: pagati meno di un euro all'ora

Bruno Cirelli
Dicembre 20, 2017

Questa è la conclusione della conferenza stampa di pochi minuti fa svoltasi nella Cgil di Taranto con Andrea Lumino segretario della SLC, lavoratori delle tele comunicazioni. "Altre colleghe sono state pagate da 0,33 centesimi a un euro all'ora". La disavventura delle lavoratrici è iniziata rispondendo ad un'inserizione su un sito di annunci che parlava "di una azienda di Lecce con sede a Taranto in Via Bari - ha spiegato Lumino - che offriva ben 12mila euro all'anno, ma la realtà non solo era differente, ma superava di gran lunga la più fervida immaginazione". E se a qualcuna delle operatrici scappava un bisogno fisiologico, la corsa al bagno costava la detrazione di un'intera ora di stipendio dalla busta paga, anche soltanto per cinque minuti di interruzione del lavoro. Per questo l'esponente dell'opposizione ha depositato una interrogazione urgente, che verrà discussa nella seduta del Consiglio di venerdì per chiedere chiarimenti circa la mancata apertura a Campobasso del call center e per sapere chi ha tenuto i contatti con l'azienda di telecomunicazione e come mai non si è chiuso l'accordo.

Dopo un periodo di lavoro iniziato a metà ottobre e terminato a dicembre, le lavoratrici hanno scelto di licenziarsi e di denunciare l'episodio al sindacato dopo aver ricevuto non la busta paga, ma il primo bonifico di appena 92 euro per un intero mese di lavoro. "Non riuscivo a crederci". Sette di queste si sono rivolte al sindacato, al quale hanno raccontato la propria storia. Subito dopo la conferenza stampa è stato preparato un esposto denuncia delle lavoratrici e del sindacato da inviare alla Procura della Repubblica, ma anche al Sindaco, al Presidente della Provincia e al Prefetto. Con la conseguenze che i compensi scendevano anche a 33 centesimi l'ora. Ma per Slc Cgil Taranto si tratta di un tema da sottoporre a tutto il mondo politico istituzionale: "All'assenza di regole certe si aggiunge anche l'assenza di etica da parte della committenza e talvolta coinvolge anche lo Stato dato che lavoratori sottopagati sono stati individuati anche nei call center che operavano per conto dell'Inps". "Quello del call center è un settore "malato": - prosegue il sindacalista - leggi sfavorevoli, aziende che andrebbero controllate addirittura dall'antimafia e dove i grandi committenti, come ad esempio Fastweb, pensano solo al massimo risparmio disinteressandosi dell'ovvio e conseguente sfruttamento di chi lavora che è l'anello più debole della catena". Braccianti e caporali', il libro cult che raccontava la situazione nei campi: "da allora nulla è cambiato nel mondo del lavoro, tranne il fatto che ora c'è una legge e gli avvocati della Cgil hanno intenzione di utilizzarla nel settore del call center perché in una sorta di 'Far West' dei diritti, a donne e uomini alla ricerca disperata di lavoro non venga più calpestata la dignità".

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