Rabbia e lacrime ai funerali di una delle vittime palestinesi

Barsaba Taglieri
Dicembre 10, 2017

"Sabato mattina, le squadre di soccorso hanno trovato i corpi di due palestinesi morti negli attacchi aerei israeliani la scorsa notte nella parte nord della Striscia di Gaza", riferisce il portavoce del ministero della Sanità, Ashraf Al Qedra. La tensione è esplosa nei Territori palestinesi dopo l'annuncio di Trump su Gerusalemme: quattro vittime a Gaza, oltre 750 feriti in Cisgiordania, secondo i dati della Mezzaluna rossa. "Il presidente - ha detto una portavoce della Casa Bianca - spera che le voci della speranza prevalgano su coloro che diffondono l'odio". "Il Santo Padre rinnova il Suo appello alla saggezza e alla preudenza di tutti ed eleva ferventi preghiere affinché i responsabili delle Nazioni, in questo momento di particolare gravità, si impegnino a scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni". Il presidente, Abu Mazen, infatti, non riceverà il vicepresidente americano, Mike Pence.

Una giornata quella di ieri che è stata definita il Venerdì della collera contro la decisione Usa. A Tekoa, un'israeliana è stata ferita da una sassata lanciata da palestinesi contro l'automibile su cui viaggiava. Lo Stato ebraico ha reagito con colpi di cannone e raid aerei su basi di Hamas, tra cui un campo di addestramento e un deposito di munizioni causando, secondo fonti locali, almeno 10 feriti.

I palestinesi sono scesi in piazza a Betlemme, Hebron, Qalqilya, Ramallah, Nablus e a Beit Khanun e hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani, che hanno risposto con lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma, e in alcune circostanze fuoco vivo. E mentre il capo di Hamas Ismail Haniyeh ha promesso che "la Santa Intifada" non si fermerà con le manifestazioni, dalla Striscia, continuano ad essere sparati razzi verso il sud d'Israele, con l'Iron Dome - il sistema antimissili - che ne ha intercettato uno.

Intanto montano le proteste in diversi Paesi arabi contro la decisione degli Usa: manifestanti in piazza dall'Egitto alla Giordania, dall'Iraq alla Turchia, dal Bahrein al Sudan, in Indonesia, Afghanistan, Pakistan, Malaysia e anche a Tunisi.

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