Pizza patrimonio Unesco: countdown per il giorno della verità

Barsaba Taglieri
Декабря 6, 2017

La pizza è un'arte, così come chi la prepara è un artista.

L'abilità dei pizzaiuoli napoletani (scusate, ma la "U" è di rigore), è al rush finale per il riconoscimento Unesco, scrive oggi Repubblica, "e se il diavolo non ci mette la coda, nelle prossime ore potrebbe essere proclamata patrimonio dell'umanità". La decisione era attesa per oggi, ma è slittata a domani. Numeri che dicono molto sui problemi della nostra economia, visto che, nonostante la pizza sia nata in Italia, i maggiori profitti li fanno gli americani, arrivando addirittura a imporre da noi le loro catene, vedi il caso Domino's. Nel Casamento Torre, infatti, si trova un antico forno di campagna nel quale, nel 1889, il pizzaiolo Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi, preparò tre pizze per la regina Margherita di Savoia che gli chiese di assaggiare la pizza. Acqua, farina, pomodoro, mozzarella, basilico e olio: tutti prodotti genuini che contribuiscono a rendere la pizza una bontà. Ogni iniziativa di festeggiamento che possa ricondurre il riconoscimento alla pizza e che consista nella distribuzione, vendita, commercializzazione, esaltazione o quanto altro della pizza e delle produzioni connesse alla pizza.

"Ho imparato a fare la pizza grazie a un corso presso l'Associazione Verace Pizza Napoletana, però mi sono sempre interessato di tutto quello che ruota attorno a questo mondo, seguendo i grandi maestri, da Pepe a Coccia, ma anche i blogger più disparati, leggendo classifiche (ce ne sono a bizzeffe!), consultando guide o libri, andandomi a leggere centinaia di recensioni su Tripadvisor" commenta l'ideatore del profilo Instagram.

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