Parà morto: fu aggredito non suicidio

Bruno Cirelli
Dicembre 6, 2017

A venti mesi dalla sua prima seduta, la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri, ha votato la sua relazione finale.

I vertici della Folgore hanno sempre sostenuto che il giovane si fosse tolto la vita. Emanuele Scieri fu ritrovato morto il 16 agosto del 1999.

"La Commissione - prosegue la Amoddio - ha scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all'epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l'atteggiamento e la mentalità dei militari e le risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata". Con il lungo lavoro giunto al termine dopo quasi due anni, la speranza è quella di fare totale luce su un caso che fino ad oggi sembrava essere bollato come un suicidio, tesi alla quale la famiglia del parà non aveva mai realmente creduto. "Ora speriamo che il nostro lavoro possa restituire verità e giustizia alla memoria di Emanuele". A dirlo sono le conclusioni della commissione parlamentare d'inchiesta, votate all'unanimità da tutti i partiti. "Inoltre - conclude - abbiamo accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia". "La consulenza cinematica di tecnici specializzati ha accertato che la presenza di una delle scarpe di Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro, sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che il giovane è stato aggredito prima di salire sulla scaletta". A non convincere, infatti, ci sarebbero le audizioni dei carabinieri che si occuparono di eseguire i rilievi i quali avvennero in assenza del pm e degli uomini del Ris.

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