Istat: 18 milioni di persone a rischio povertà, il 30% della popolazione

Paterniano Del Favero
Декабря 6, 2017

Secondo i dati raccolti dall'Istat, 18 milioni di cittadini italiani sono a rischio povertà o esclusione sociale.

Ancora una volta, quello tracciato dall'Istat appare un quadro impietoso, il disegno di un'Italia in cui neanche il fenomeno della disparità sociale accenna a scomparire, bensì aumenta. La quota risulta in aumento rispetto al 2015 (28,7%). E se si registra "una crescita di reddito disponibile e potere d'acquisto" si associa però a "un aumento della disuguaglianza economica".

Sottoscritto nel pomeriggio di oggi il protocollo di intesa tra il Comune di Cremona, la Società San Vincenzo de' Paoli, Caritas Diocesana, il Centro di Solidarietà il Ponte, il Consorzio Solco Cremona, per la realizzazione di azioni coordinate di contrasto all'esclusione sociale e alla povertà. Nel 2016 si stima che le persone a maggior rischio di povertà o esclusione sociale vivano in famiglie di coppie con tre o più figli (46,1%), monogenitore (38,8%) e in famiglie con cinque o più componenti (43,7%).

"Aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)". La percentuale di persone che vivono in nuclei familiari a bassa intensità lavorativa è invece cresciuta dall'11,7% al 12,8%.

Nel 2016 in Italia l'Istat stima in oltre 18 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Sulla base di tali informazioni, l'Unione europea calcola gli indicatori ufficiali per la definizione e il monitoraggio degli obiettivi di politica economico-sociale perseguiti dalla Strategia Europa 2020, che si propone di ridurre di 20 milioni gli individui esposti al rischio di povertà o esclusione sociale a livello Ue entro il 2020.

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15mila e 15mila - 25mila euro) delle famiglie con principale percettore un lavoratore dipendente, per gli effetti della detrazione Irpef di 80 euro. Circa il 50% delle famiglie residenti in Italia gode di un reddito netto che non supera i 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Tuttavia, rimane su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

Il 20% più povero della popolazione italiana, inoltre, dispone soltanto del 6,3% dei redditi totali, mentre il quinto più ricco ne possiede quasi il 40%.

Si tratta di una ripresa ciclica più anni di flessione pronunciata.

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