Pensioni, arriva la "condanna a morte" dell'Ocse per i giovani italiani

Paterniano Del Favero
Dicembre 5, 2017

L'andamento della pesa pensionistica sul Pil Nel 2013 la spesa per le pensioni in Italia era pari al 16,3% del Pil (14% in termini netti), inferiore solo al 17,4% della Grecia, pari a quasi il doppio della media Ocse (8,2%) e in aumento di quasi il 21% rispetto al 2000. In media nell'area Ocse il divario tra età legale ed effettiva di uscita per pensionamento è di 0,8 anni per gli uomini e di 0,2 anni per le donne. Inoltre, secondo l'Ocse in Italia la flessibilità in uscita sarà "molto richiesta a partire da circa quattro anni prima della normale età di pensionamento, dopo aver versato contributi per almeno 20 anni".

Il rapporto 'Uno sguardo alle pensioni' realizzato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, mette in evidenza come l'Italia sia uno dei paesi che attualmente stanzia più risorse per le pensioni, oltre ad avere una delle età effettive di pensionamento più basse. Per effetto delle riforme, l'incidenza nel tempo è destinata ad attenuarsi, scendendo al 15,3% nel 2020 e al 13,8% nel 2060, ma restando sopra la media Ocse. L'Ocse evidenzia anche che il tasso di sostituzione, cioè la percentuale di stipendio medio accumulato nel corso di una vita lavorativa che va a formare la pensione, nei 35 Paesi Ocse è attualmente del 63%, mentre il Italia sale al 93,2%, contro un minimo del 29% in Gran Bretagna e un massimo del 102% in Turchia.

Età pensionistica passerà da 64,3 anni a 65,8 anni "In media, nei Paesi dell'Ocse, l'età normale della pensione passerà, secondo le attuali legislazioni, da 64,3 anni a 65,8 anni per gli uomini e da 63,4 anni a 65,5 anni per le donne" si legge ancora nel Panorama Pensioni Ocse 2017. Il ricorso alla pensione anticipata, però, è comunque diminuito negli ultimi anni, passando dal 17,3% del totale delle pensioni del 2006 al 10% del 2014. Il che già ci pare un tantino assurdo visto che, sebbene sia lecito pensare che le aspettative di vita possano migliorare col trascorrere degli anni grazie alle scoperte della ricerca scientifica e a molti altri fattori ambientali e non, tuttavia non è altrettanto facile dedurre che le condizioni intellettive, cognitive e motorie degli anziani di domani siano tali da permettere loro di lavorare con profitto e serenamente anche in tarda età.

Negli ultimi due anni, un terzo dei paesi dell'OCSE ha modificato i livelli di contribuzione, un terzo ha modificato i livelli di prestazioni per tutti o alcuni pensionati e tre Paesi hanno promulgato nuove misure per aumentare l'età pensionabile legale.

L'Ocse raccomanda all'Italia di non toccare le norme sulle pensioni in vigore, mantenendo il legame con l'aspettativa di vita. "In media aumenterà di 1,5 anni per gli uomini e 2,1 anni per le donne stabilendosi giusto al di sotto dei 66 anni all'incirca nel 2060". Per l'organismo internazionale con sede a Parigi, "il continuo invecchiamento delle società, associato all'evoluzione della natura del lavoro", ha un impatto "sulla sostenibilità finanziaria dei sistemi previdenziali e sull'adeguamento dei redditi da esso scaturiti, inoltre - puntualizza l'Ocse - sono aumentati i rischi di un aumento delle ineguaglianze tra anziani". Dal rapporto 'Pension at Glance' emerge che il nostro - insieme a Danimarca e Olanda - è uno dei tre Paesi Ocse in cui chi entra oggi nel mondo del lavoro, andrà in pensione dopo i 71 anni di età.

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