Falsi abbonamenti da pagare, arrestati 8 truffatori al telefono

Barsaba Taglieri
Dicembre 5, 2017

La base della banda era un appartamento a Sesto San Giovanni. Le vittime prescelte avevano le medesime caratteristiche: professionisti in attività o in pensione, persone anziane che in passato erano stati abbonati a riviste di polizia.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Monza, sono state avviate dal Reparto Operativo dei Carabinieri di Parma nel mese di febbraio 2016. Nella telefonata il truffatore diceva di essere nell'ufficio di un magistrato del Tribunale di Milano che si sarebbe detto disponibile ad evitare il pignoramento dei beni della donna a fronte del pagamento del debito. Forniva anche il codice iban, l'indicazione della ditta beneficiaria e la causale del bonifico bancario: "chiusura rapporti in essere". Il 18enne era stato quindi fermato nelle vicinanze dell'abitazione dell'anziano e denunciato a piede libero, mentre una complice era riuscita a far perdere le proprie tracce.

Le indagini sono proseguite e si sono intrecciate con un secondo episodio di truffa ai danni di un'anziana, avvenuto lo scorso mese di novembre e sventato solo grazie all'intervento del Pool, che ha portato al fermo dei tre malviventi.

Si è spacciato per Carabiniere e ha raggirato diverse persone, in tutta Italia, con vendite online 'fantasma' di smartphone che, una volta incassato il corrispettivo per la cessione, non spediva.

L'indagine ha consentito di documentare 16 casi di truffe - ma si ritiene che i casi siano molti di più - e di impedire che fossero portati a consumazione numerosi altri tentativi.

Gli approfondimenti dei militari del Nucleo Investigativo hanno definito il ruolo di tutti i componenti l'associazione criminale.

Tra gli arrestati A.D. di 44 anni, operante nel settore dell'editoria aveva il ruolo di fornire i nominativi ed i numeri di telefono delle vittime, V.F. di 36 anni, operante del settore immobiliare si occupava della logistiva, fornendo gli arredi, i telefoni cellulari e le schede, M.G. di 40 anni, S.A. di 33 anni, N.B. di 28 anni e P.F. di 25 anni erano i telefonisti che si presentavano come il dottor Peruzzi e il dottor Paganella i primi due, la dottoressa Perego e la dottoressa Nava le ultime due, ovviamente nomi di fantasia. Se la truffa andava a buonfine il bottino veniva suddiviso al 50% tra il telefonista e i primi due indagati. Agli ultimi due indagati il Pubblico Ministero di Monza, dottoressa Michela Versini, ha contestato anche il reato di riciclaggio per avere ricevuto sulle rispettive posizioni bancarie i bonifici provento delle truffe commesse dal sodalizio e compiuto o fatto compiere operazioni tali da occultare la provenienza delittuosa del denaro. In quattro casi agli indagati è stata contestata l'aggravante di aver agito approfittando dell'età delle vittime.

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