Uber: colpiti dagli hacker 57 milioni di utenti (all'oscuro per un anno)

Paterniano Del Favero
Novembre 22, 2017

La piattaforma di trasporto condivisa Uber ha rivelato che alla fine del 2016 sono stati hackerati i dati di 57 milioni di utilizzatori nel mondo e quelli di 600mila autisti. E' stata la stessa società di noleggio ad ammetterlo. L'agenzia Bloomberg ha affermato che Uber, nonostante abbia l'obbligo legale di informare le autorità in merito all'attacco informatico, avrebbe pagato 100mila dollari agli "hacker" per eliminare i dati ottenuti e mantenere il silenzio su quanto accaduto. Khosrowshahi - che guida il gruppo da agosto, dopo lo scandalo che aveva portato all'uscita di scena del fondatore, Travis Kalanick - ha anche sostenuto di aver saputo dell'attacco da poco tempo.

Sulla base di accertamenti esterni, ha spiegato Uber, i numeri della carte di credito e dei conti bancari, i numeri della sicurezza sociale (l'equivalente del nostro codice fiscale con il quale negli Stati Uniti si può rubare l'identità' di una persona) e le date di nascita degli utenti non sarebbero stati piratati. Uber non ha confermato il pagamento del riscatto. Al momento dell'incidente abbiamo preso immediatamente le misure per mettere al sicuro i dati e mettere fine all'accesso non autorizzato. Uber ha anche deciso di licenziare il capo della sicurezza, Joe Sullivan, e altri membri del suo team, promettendo di aver aumentato il livello di controllo sui dati personali. Gli Usa hanno subito numerosi hackeraggi negli ultimi anni, dal maxi attacco del 2013 a Yahoo (3 miliardi di account trafugati) a quello dello scorso settembre contro Equifax (oltre 145 milioni di clienti americani, canadesi e britannici). In molti di questi casi l'intelligence Usa sostiene che ci possano essere dei governi alle spalle dei pirati: tra i principali indiziati ci sono la Russia, l'Iran e la Corea del Nord.

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