Nube radioattiva in Europa. Ispra: "Nessun pericolo per la salute"

Bruno Cirelli
Novembre 22, 2017

Gli esperti hanno anche annunciato che l'isotopo è stato rilevato in Tatarstan e nella Russia meridionale, raggiungendo infine "tutti i paesi europei, dall'Italia al nord dell'Europa".

"I venti diretti verso ovest hanno portato tale nube anche in parte dell'Italia, investendo alcune regioni esposte ad est -scrive la Leonardi-". In particolare, secondo il servizio meteorologico Roshydromet negli Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, sono stati misurati nell'aria livelli di rutenio -106 mille volte oltre la norma che corrisponde a "un grado di contaminazione estremamente alto". La nube conteneva concentrazioni anomale di una sostanza radioattiva, il reutenio-106.

"Non esiste alcun pericolo per la nube radioattiva che ha allarmato l'Europa nelle scorse settimane", rassicura al Corriere della Sera Paolo Zeppa del Centro nazionale per la sicurezza nucleare e radioprotezione dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). Sulla base di questi dati, Greenpeace Russia invierà una lettera alla procura per richiedere un'indagine sul "possibile occultamento di un incidente radioattivo e per il rilascio di informazioni". Le concentrazioni arrivate in Italia sarebbero di milioni di volte sotto al livello di rischio. In tutto 14 paesi del continente sono stati toccati, sempre in forma lievissima, non tossica per la salute umana né per l'ambiente.

La probabile fonte del rilascio è il famigerato impianto di Mayak, uno dei luoghi più contaminati al mondo.

Il rutenio-106 tende dapprima a disperdersi nell'aria e in seguito si deposita al suolo. Il picco di radioattività, infatti, era stato infatti registrato nella regione di Chelyabinsk, proprio dove si trova Mayak. "Entro 10-20 chilometri dalla sorgente della contaminazione ci potrebbero essere rischi per i prodotti alimentari". Di sicuro, non è presente in natura se non come scoria di impianti nucleari.

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