Era talpa per Ernst & Youngsulle normative fiscali

Paterniano Del Favero
Novembre 22, 2017

E per la quale in modo illegale, secondo l'accusa, in pratica continuava a lavorare spiando l'attività del Governo e, in particolare, le riunioni a livello europeo sulla cosiddetta 'Robin Tax'. Sulla scorta delle mail sequestrate e delle telefonate intercettate, i pm accusano infatti la consigliera del ministro Padoan non solo di aver rivelato informazioni sensibili violando il segreto d'ufficio, consentendo alla società di consulenza di offrire ai suoi clienti più importanti un'ottimizzazione fiscale unica sul mercato e perfettamente adeguata alle norme in divenire, ma anche di aver cercato di modificare dall'interno la normativa fiscale in favore di Ernst & Young e dei suoi clienti sfruttando il suo coinvolgimento nella segreteria tecnica del Ministero dell'Economia. I fatti risalgono al periodo tra il 2013 e il 2015. Come riporta il Corriere della Sera, la società è a sua volta indagata - in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità degli enti per i reati commessi dai vertici nell'interesse aziendale - per non aver adottato modelli organizzativi efficaci e idonei a "evitare che il suo senior partner commettesse corruzione nell'interesse e a vantaggio dell'associazione professionale" Ernst & Young. Per la Masi le ipotesi sono di rilevazione di segreto d'ufficio e false attestazioni sulle qualità personali, non avendo chiaramente mai dichiarato un suo conflitto di interessi.

A rivelare gli esiti dell'inchiesta della procura di Milano è stato oggi il Corriere della Sera: dal 2013 a gennaio 2015 i contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sono state, in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro, rivelati "in diretta" al colosso della consulenza legale tributaria Ernst & Young da una ex professionista del gruppo. "È ovviamente intenzione della dottoressa Masi di farsi interrogare dai pm, con la totale ed assoluta convinzione di dimostrare la correttezza del proprio operato e l'infondatezza degli addebiti".

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