Nuove prove per scagionarli? Olindo e Rosa arrivano a Brescia

Bruno Cirelli
Novembre 21, 2017

La decisione è arrivata dalla Corte d'Appello di Brescia martedì 21 novembre 2017: in aula anche Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi condannati all'ergastolo per il massacro dell'11 dicembre 2016, in cui persero la vita Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Maezouk di appena 2 anni, la madre della donna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Undici anni e tre gradi di giudizio dopo, i due coniugi Romao non hanno ancora perso la forza di proclamare la loro innocenza. Gravemente ferito, Mario Frigerio, principale testimonie durante il processo, poi deceduto nel 2014. Il maresciallo dei carabinieri Luciano Gallorini, raccontò così lo scenario che gli si parò di fronte:"Se l'inferno esiste davvero deve assomigliare molto a ciò che ho visto quella sera".

Si tratta di una macchia di sangue, formazioni pilifere, un accendino, due giubbotti, un mazzo di chiavi e il telefono di Raffaella Castagna.

I difensori di Olindo e Rosa ribadiscono che sulla scena del delitto non furono trovate tracce dei coniugi Romano mentre ne furono trovate di altre persone, rimaste ad oggi senza identità. La verità è che i vicini indicati dalla giustizia come gli autori della strage di Erba puntano alla revisione del processo, vogliono tornare liberi.

I periti chiamati ai nuovi accertamenti con la formula dell'incidente probatorio saranno nominati il 16 gennaio quando il collegio, presieduto da Enrico Fischetti, chiarirà anche quali reperti debbano essere esaminati. Il presidente della Corte d'Appello leggerà l'ordinanza con cui dispone l'incidente probatorio su tutti o parte dei reperti.

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