Sequestrati beni a un mercante d'arte vicino al clan di Messina Denaro

Bruno Cirelli
Novembre 15, 2017

Sequestrati dalla Dia di Trapani beni per un valore di svariati milioni di euro al mercante d'arte Giovanni Franco Becchina di 78 anni. A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini per la ricerca di preziosi reperti archeologici, secondo gli investigatori ci sarebbe stato l'anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, morto nel '98, poi sostituito da suo figlio, Matteo Messina Denaro, latitante da oltre 24 anni.

Non è la prima volta che Becchina viene colpito dalle indagini dell'autorità giudiziaria. Non solo. Disse che Messina Denaro gli fece incontrare Becchina, riconosciuto da lui in foto, che gli avrebbe dovuto fare recuperare un reperto che valeva un miliardo e mezzo di lire.

A tirare nuovamente in ballo il Mercante d'arte, già coinvolto in precedenti inchieste ma scampato a ogni condanna, le dichiarazioni del testimone di giustizia Giuseppe Grigoli, l'ex patron di Despar in Sicilia condannato per essere stato il braccio imprenditoriale del superlatitante Matteo Messina Denaro. E' scattato il sequestro per il patrimonio di Gianfranco Becchina.

Secondo quanto scrive Salvo Palazzolo su Repubblica, Grigoli avrebbe raccontato ai pm della direzione distrettuale antimafia di Palermo di aver ricevuto buste piene di soldi dal Becchina, fra il 1999 e il 2006, da consegnare a un tramite d'eccezione, Vincenzo Panicola, il cognato di Matteo Messina Denaro. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Francesco Messina Denaro dietro il furto dell'Efebo di Selinunte, una statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Cinquanta.

Da ultimo, poco prima di morire, anche il collaboratore di giustizia castelvetranese Lorenzo Cimarosa ha parlato dei rapporti esistenti tra Becchina e Matteo Messina Denaro.

Emigrato dalla natia Castelvetrano in Svizzera, dopo aver subìto una procedura fallimentare, nel 1976, il noto commerciante internazionale d'opere d'arte aa Basilea ha trovato lavoro come impiegato in una struttura alberghiera. A fine degli anni Novanta, lo stesso Messina Denaro avrebbe commissionato il furto del Satiro Danzante. In seguito, intraprendeva l'attività di commercio di opere d'arte e reperti archeologici, avviando la ditta Palladion Antike Kunst.

Già nel 2001 a becchina vennero sequestrati, in alcuni magazzini a Basilea, migliaia di reperti archeologici risultati provenienti da furti, scavi clandestini e depredazioni di siti, oltre che un archivio con più di tredicimila documenti sui traffici. Informazioni che gli avrebbe rivelato Francesco Guttadauro, nipote prediletto (attualmente detenuto per mafia) del capomafia. Il provvedimento di sequestro colpisce aziende, terreni, conti bancari, automezzi, ed immobili, tra i quali l'antico castello Bellumvider di Castelvetrano, la cui edificazione si fa risalire a Federico II, nei secoli successivi eletto a residenza nobiliare del casato Tagliavia-Aragona-Pignatelli, principi di Castelvetrano.

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