Influenza aviaria, a Tivoli individuato un focolaio

Barsaba Taglieri
Novembre 15, 2017

Ecco i provvedimenti disposti dalla Regione Lazio. A Tivoli, in provincia di Roma, è stato infatti individuato un focolaio nel pollame.

Il virus dell'aviaria, scoperto nel 2013 in Cina, torna a far paura, essendo stati individuati da recenti studi anche ceppi resistenti ai farmaci. La prima comprende parte del territorio di Tivoli, Castel Madama e Roma, e la seconda, oltre alla parte Est della capitale, diversi centri dell'area tiburtina e prenestina: Tivoli, Castel Madama, San Gregorio di Sassola, Casape, Gallicano nel Lazio, Poli, Zagarolo, Palestrina, Castel San Pietro Romano, Capranica Prenestina, Ciciliano, Sambuci, Vicovaro, San Polo dei Cavalieri, Marcellina e Guidonia Montecelio.

Nell'ordinanza firmata dal governatore inoltre si dispone che nelle zone di sorveglianza e protezione, il servizio veterinario della Asl competente svolga: censimento di tutte le aziende avicole e degli animali presenti; sopralluogo presso tutte le aziende commerciali per sottoporre ad esame clinico il pollame e gli altri volatili in cattività; attuazione di un'ulteriore sorveglianza sierologica e virologica conformemente alle indicazioni operative regionali e nazionali in modo da individuare l'eventuale ulteriore diffusione dell'influenza aviaria nelle aziende ubicate nella zona di protezione.

Il presidente Zingaretti ha quindi istituito due zone, una di protezione, compresa in un raggio di tre chilometri dall'azienda dove è stata scoperta la malattia, e una di vigilanza, compresa nel raggio di dieci chilometri. Nella zona di sorveglianza - raggio 10 chilometri dal focolaio - è vietata la movimentazione di pollame, pulcini e uova salvo autorizzazione della Regione, ma tale divieto non si applica al transito su strada o rotaia che non comporti scarichi o soste.

Sul rischio di contagio con l'influenza aviaria, la Asl Roma 5, che ha come zone di competenza Tivoli e Comuni limitrofi, ha rassicurato che esso non sussiste nel "consumo di carni avicole o uova" - nemmeno se queste ultime vengono mangiate crude -.

- si legge in un vademecum pubblicato sul sito della Asl - di solito non infettano gli uomini; tuttavia, sono possibili sporadici casi di infezione umana.

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