Roma, la procura fa appello per Mafia capitale

Bruno Cirelli
Novembre 13, 2017

"Le mafie a Roma ci sono, sia quelle di importazione, sia mafie autoctone, che sono forse meno aggressive, ma definibili come associazioni mafiose" evidenzia Franco Roberti, affermando che "la sentenza Mafia Capitale è una sentenza, per quanto importante" ma "altre sentenze hanno affermato la presenza delle mafie in relazione a reati commessi nel territorio romano". Ad annunciarlo, intervenendo al ventennale della redazione di Repubblica di Palermo con il direttore Mario Calabresi e Attilio Bolzoni, è stato il procuratore capo Giuseppe Pignatone. "Abbiamo letto la sentenza e riteniamo di non concordare - spiega Pignatone - Stiamo scrivendo l'appello perché riteniamo che la costruzione accusatoria mantiene la sua validità. Siamo fiduciosi su ulteriori sviluppi".

Il processo a Mafia capitale non finisce qui. Rispetto alle richieste della Procura che aveva proposto per tutti gli imputati 5 secoli di carcere, i giudici della X Corte presieduta da Rosanna Ianniello a luglio avevano inflitto oltre 250 anni di carcere, dimezzando di fatto le pene richieste. Il procuratore di Roma, sottolinea che "nel caso di Mafia capitale c'era una particolarità". E secondo noi otteneva questo controllo con un metodo mafioso: "aveva la disponibilita' della violenza, ma era diffusissimo il ricorso alla corruzione". "L'articolo 416 bis del codice penale non punisce solo le mafie tradizionali - spiega Pignatone - Le piccole mafie, piaccia o non piaccia, hanno piena cittadinanza per essere punite, anche le piccole mafie sono tali se usano il metodo mafioso". "La stampa consente di rendere noti i fatti e di permettere ai cittadini di capire le cose - ha aggiunto Cantone - da sempre le mafie vedono con particolare preoccupazione i giornalisti impegnati". "C'erano secondo noi le condizioni per il riconoscimento del carattere mafioso".

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