Uber deve pagare stipendio e ferie ai suoi autisti

Paterniano Del Favero
Novembre 10, 2017

Uber contesta la sentenza. Esulta il sindacato Gmb, secondo cui si tratta di una prima vittoria dei lavoratori nella cosiddetta "gig economy", che "spesso sfrutta la manodopera". Ma Uber non demorde e annuncia un nuovo ricorso per evitare di dover concedere i nuovi diritti ai suoi 40 mila autisti a Londra.

La decisione del tribunale è un altro duro colpo alle attività di Uber nel Regno Unito, mentre l'azienda sta lottando per mantenere la licenza per operare a Londra, dopo che l'autorità regolatrice dei trasporti della capitale britannica ha minacciato di revocarla.

Anche se Uber ha ancora facoltà di un ulteriore grado di giudizio per cercare di ribaltare la sentenza sfavorevole, ad oggi è obbligata a riconoscere ai suoi autisti un salario minimo e garantire ferie e riposi pagati.

"La maggior parte dei tassisti e degli autisti di noleggio privato sono stati considerati, per decenni, lavoratori autonomi, molto prima che la nostra app esistesse", commenta Tom Elvidge, direttore generale di Uber UK. "Il motivo principale per cui gli autisti utilizzano Uber - aggiunge - è che la nostra app dà loro la libertà di scegliere se, quando e dove effettueranno il loro servizio, motivo per cui abbiamo intenzione di andare in appello". La sentenza di appello si basa sul fatto che è la società a fissare tempi e luoghi del lavoro e che i conducenti sono tenuti a coprire l'80 per cento dei servizi che vengono loro richiesti. Per Elvidge infine nel corso degli ultimi anni la società ha migliorato la sua applicazione "per garantire agli autisti un maggior controllo" e "investito in coperture assicurative per malattia o infortunio".

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