Foggia, mazzette per sentenze tributarie pilotate: 10 arresti

Bruno Cirelli
Novembre 9, 2017

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria Bari stanno eseguendo, nelle città di Bari, Foggia e al centri centri della Capitanata, 13 misure cautelari su disposizione del gip del Tribunale di Foggia. Agli arresti domiciliari sono finiti i giudici tributari Giuseppe D'Avolio, di Ischitella; Vito Merra, di Cerignola; Antonio Ventura e Antonio Cerase, entrambi di Foggia.

Al giudice Nicastro sono stati contestati i reati di "falso in atto pubblico" e "truffa" per aver falsificato dal 2015 al 2017 ben 168 sentenze nella sua qualità di giudice relatore presso la sezione distaccata di Foggia della Commissione tributaria di Bari, procurandosi così un ingiusto profitto, quantificato in 1.920 euro.

Domiciliari anche per i commercialisti foggiani, nonché difensori in commissione tributaria, Gaetano Stasi e Francesco Ricciardi e quelli viestani Valerio Gaetano e Antonio Scala. Complessivamente sono 40 le persone indagate: 25 i casi accertati dai militari, che avrebbero fruttato la somma di circa 60mila euro.

L'illecito sistema giudiziario parallelo creato dagli indagati ha determinato l'asservimento, più o meno sistematico, della funzione giurisdizionale tributaria agli interessi del privato corruttore, la trasformazione della funzione pubblica giudiziaria in una sorta di giustizia privata. L'inchiesta è cominciata nel 2016 e ha permesso di accertare che alcuni segretari di sezione delle commissioni tributarie provinciale di Foggia e regionale erano diventati per lungo tempo punto di riferimento dei difensori di alcuni contribuenti del territorio dauno. Stando alle indagini, alcuni funzionari amministrativi indirizzavano i procedimenti sui giudici compiacenti.

Questi, per evitare che i loro clienti pagassero allo Stato le imposte dovute, preferivano versare somme di denaro o altre utilità ai funzionari amministrativi delle commissioni e ad alcuni giudici delle stesse, in cambio di decisioni favorevoli nei contenziosi tributari, che determinava per i contribuenti un vantaggio patrimoniale e per i difensori prestigio e guadagni nell'ambiente tributario. Altri ancora frodavano l'amministrazione tributaria delegando completamente la giurisdizione a funzionari che deliberavano secondo un proprio tornaconto personale.

Una compravendita di sentenze all'interno della Commissione tributaria regionale e di quella provinciale di Foggia. In un caso è emerso che un noto commercialista foggiano avesse uno dei funzionari tributari direttamente a libro paga, versandogli mensilmente la somma di 400 euro.

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