Pensione: ecco le novità per le donne

Bruno Cirelli
Ottobre 18, 2017

L'Ape per le donne, ribattezzata anche "APE Rosa", è una prestazione a carico dello Stato, riconosciuta a chi possiede almeno 63 anni di età: gli anni di contributi necessari per accedere alla prestazione non saranno più, però, 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza, ma 27 o 33 anni (28 o 34 nel caso in cui lo sconto contributivo si limiti a 2 anni).

Il premier Paolo Gentiloni ha annunciato ieri che il governo "rispetterà" la legge in materia di adeguamento automatico dei requisiti di pensionamento all'aspettativa di vita. Iniziando da quella più rilevante: lo stop all'adeguamento dei requisiti all'aspettativa di vita. Un niet che ha suscitato l'irritazione dei tre segretari generali e la chiamata alla mobilitazione dei pensionati della Cgil.

Ora con la nuova bozza della Legge di Bilancio 2018 si è ampliata la platea dei beneficiare del provvedimento ed al tempo stesso sono stati ridotti i requisiti contributivi alle donne con figli. Per l'accesso all'Ape sociale verrà riconosciuto un bonus di 6 mesi per ogni figlio alle lavoratrici, con un tetto massimo a 24 mesi. Né avrà effetti tanto più consistenti la possibilità di ricorrere all'anticipo gratuito per chi abbia concluso un contratto a termine (e abbia esaurito gli ammortizzatori da almeno tre mesi). Secondaria sarà la parificazione fiscale tra pubblici e privati per l'accesso alla previdenza complementare. Tutto questo mentre rimane al palo l'ape volontario e su quello social arriva dall'Inps la conferma che sono state inviate al ministero del Lavoro le liste degli ammessi, anche se si procederà al riesame secondo criteri meno rigidi per evitare che restino fuori il 70% delle domande. Quanto al ritorno alla rivalutazione più favorevole degli assegni rispetto al costo della vita, già prevista fin dalla legge di Bilancio dello scorso anno: è confermata dal 2019.

Pensioni, ecco cosa cambia per le donne. Delusi e spiazzati i sindacati. "Serve un atto normativo che sospenda l'automatismo, ma allo stato attuale di questo non c'è traccia".

A sostenerla, il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo dichiara: "C'è bisogno di risposte significative sulla fase due della previdenza".

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