Migranti, il Consiglio d'Europa chiede all'Italia chiarimenti sull'accordo con la Libia

Bruno Cirelli
Ottobre 12, 2017

Alleggerimento della presenza di migranti e rafforzamento dei controlli, sia a mare che sul territorio, per garantire maggiore sicurezza ai cittadini: è quanto hanno concordato questa mattina in un incontro al Viminale il ministro dell'Interno Marco Minniti e il sindaco di Lampedusa Totò Martello. "Alla luce di rapporti recenti sull'attuale situazione dei migranti in Libia, consegnare degli individui alle autorità libiche o ad altri gruppi in Libia li esporrebbe a un rischio reale di tortura, pene o trattamenti inumani e degradanti".

Pur esprimendo apprezzamento per gli sforzi compiuti dall'Italia nel salvare vite e accogliere i migranti sbarcati nelle sue coste, Muiznieks sottolinea che "uno Stato, anche quando incontra difficoltà nell'affrontare il flusso dei migranti, ha comunque il dovere di proteggere e salvaguardare i loro diritti umani". Il commissario accoglie con favore "l'adozione da parte del governo di un piano d'integrazione dei beneficiari di protezione internazionale", e si dice "ben consapevole delle sfide che l'Italia sta affrontando e che continueranno a sottolineare negli altri Stati europei l'importanza della solidarietà".

Nel documento si chiedono anche informazioni sul nuovo Codice di condotta per le ong coinvolte in operazioni di salvataggio in mare, una richiesta già rivolta alle autorità italiane in una lettera adottata dalla commissione migrazioni dell'assemblea parlamentare del consiglio d'Europa e indirizzata al capo della delegazione italiana, Michele Nicoletti (Pd). Rispetto agli accordi con la Libia il commissario evidenzia che "il fatto di condurre operazioni in acque territoriali libiche non assolve il Paese dagli obblighi derivanti dalla convenzione europea dei diritti umani". Il commissario ha esortato il governo italiano "a chiarire il tipo di operazioni di sostegno che prevedono di fornire alle autorità libiche nelle loro acque territoriali e quali garanzie l'Italia ha messo in atto per garantire che le persone intercettate o salvate da navi italiane non si trovano quindi in una situazione contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo".

Muiznieks ricorda, infine, che la Corte di Strasburgo ha stabilito che gli Stati membri del Consiglio d'Europa rispondono delle loro azioni come se agissero nel proprio Paese, quando hanno un controllo effettivo o esercitano l'autorità su un individuo sul territorio di un altro Stato.

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