Ergastolo per Osman Matammud, il torturatore dei profughi somali arrestato a Milano

Bruno Cirelli
Ottobre 12, 2017

"Spero nel cielo, sono innocente, non ho commesso nessun reato". Oltre al carcere a vita, i giudici della Corte d'Assise hanno inflitto al somalo anche l'isolamento diurno per tre anni. Il difensore ha annunciato che fara' ricorso in appello.

"Da quella che sembrava una semplice lite tra due donne e un uomo somalo - ha aggiunto l'assessore Rozza - avvenuta all'esterno del centro di accoglienza di via Sammartini, grazie alla sensibilità degli agenti di Polizia Locale intervenuti nell'immediato, è emerso un quadro di violenze terribili e l'esistenza di campi in Libia in cui gli ospiti erano soggetti a torture, violenze sessuali e omicidi". "In 40 anni di carriera non ho mai visto niente di simile", ha commentato Ilda Boccassini, che coordina l'inchiesta. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 60 giorni. Lo ha deciso la Corte d'Assise, presieduta da Giovanna Ichino, dopo circa 5 ore di camera di consiglio.

Lo scopo delle torture nel campo profughi in Libia era rendere i migranti disperati, in modo che riuscissero a farsi mandare alla svelta altri soldi dalle famiglie per proseguire il viaggio e fuggire dall'inferno di Bani Walid. Osman, ha sostenuto il pm Marcello Tatangelo, era solo uno degli uomini di un'organizzazione criminale in grado di gestire migliaia di emigranti. Era stato fermato per evitare che i connazionali, dopo averlo riconosciuto, lo aggredissero per vendicarsi delle violenze subite nel campo.

"Sono stato picchiato cosi' forte che ho vomitato sangue". Condannato all'ergastolo Osman Matammud il torturatore Milano. "Non posso raccontare come mi sono sentito bene oggi - esulta un ragazzo - a vedere che e' stata fatta giustizia". Dopo la sentenza, circondati dalle telecamere fuori dall'aula, le vittime hanno ringraziato le istituzioni italiane: "Siamo felici, finalmente abbiamo avuto giustizia". riproduzione riservata ®.

"Speriamo di vivere qui in Italia per sempre". A raccontarle davanti alla Corte d'Appello di Milano sono stati diciassette ragazzi e ragazze: mostrando le cicatrici e i segni della violenza, hanno raccontato di quando il loro aguzzino gli scioglieva sacchetti di plastica sulla schiena, di quando usava le scariche elettriche, di quando gli legava i piedi con il fil di ferro e li teneva a testa in giù.

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