Smantellato giro di rifiuti tossici, nelle indagini coinvolta l'Umbria

Bruno Cirelli
Ottobre 11, 2017

Questi i numeri relativi alla maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, in sinergia con la Guardia Costiera, che ha portato alla luce un presunto traffico internazionale illecito di rifiuti pericolosi, destinati a paesi come Cina, Indonesia, Pakistan, Corea del Sud, dove le normative in fatto di smaltimento di rifiuti potenzialmente pericolosi sono molto meno rigide rispetto all'Europa.

Sarebbe di 45 milioni di euro il giro d'affari che ne sarebbe derivato. Le accuse ipotizzate nei confronti degli indagati vanno dall'associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla gestione illecita di rifiuti all'autoriciclaggio e al falso. I rifiuti venivano caricati nei porti di Livorno, La Spezia, Genova, Ravenna e Civitavecchia. Stando a quanto emerso dalle indagini le persone arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati: dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia - si è appreso - lo rivendevano come materiale recuperato e 'pronto forno' per un nuovo ciclo produttivo. Un mix di prodotto tossico e non trattato in base alle norme, in modo da abbassare la percentuale di sostanze inquinanti e di rendere 'commerciale' il rifiuto.

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