Banca Etruria chiede oltre 400milioni di euro ai suoi ex amministratori

Paterniano Del Favero
Ottobre 11, 2017

La richiesta supera i 400 milioni di euro. Oltre 30 le persone coinvolte, oltre al revisore dei conti della vecchia banca prima del commissariamento nel febbraio del 2015, PricewaterhouseCoopers. Tra loro anche Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena, che a partire dal 2014 era vicepresidente insieme ad Alfredo Berni quando l'istituto di credito era guidato da Lorenzo Rosi. Come le operazioni in conflitto d'interesse imputate all' ex presidente Rosi - presidente della coop edilizia La Castelnuovese - e al commercialista fiorentino Luciano Nataloni, che dal comitato crediti decideva affidamenti milionari alle aziende clienti del suo studio. Proprio la gestione dei crediti è una delle condotte alla base dell'azione di responsabilità promossa del liquidatore della banca, Giuseppe Santoni. Oltre a questo, viene imputata la negligenza nella gestione dell' istituto che avrebbe portato al depauperamento del patrimonio aziendale.

Una delle possibilità prevedrebbe di utilizzare i soldi del risarcimento per gli obbligazionisti subordinati andando a rimpinguare i fondi necessari per i creditori che si sono ritrovati a mani vuote dopo che nel 2015 il governo ha deciso di liquidare le quattro banche: oltre ad Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche. Tutti vengono chiamati come responsabili in solido del crac Etruria, il che giuridicamente significa che dove non arriva a pagare l'uno dovrebbero essere chiamati in causa gli altri se più solventi. Quest'ultima si avvia a scomparire, infatti dopo il cambio di nome in Banca Tirrenica sarà assorbita da Ubi Banca verso la fine del mese di novembre.

Stavolta Giuseppe Santoni, liquidatore della Banca Etruria che fu, il conto lo ha presentato davvero.

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