Referendum: un forte "sì" per rinnovare l'Italia

Barsaba Taglieri
Ottobre 10, 2017

"Tra la posizione del vice segretario del Pd Maurizio Martina che non andrà a votare al referendum per e quella del governatore Roberto Maroni che quel referendum l'ha promosso sto a metà - così Sala nelle dichiarazioni riportate da la Repubblica - nel senso che condivido il fatto che si potevano trovare altre formule e non fare il referendum, però voterò si".

"Sono d'accordo - afferma ai microfoni di Rtl 102.5 - con chi dice che si poteva evitare perche' e' un referendum non deliberativo: si poteva avviare un tavolo di contatto con il Governo". E' lui - pronto a ricandidarsi al Pirellone in primavera - che dal referendum ha più da guadagnare politicamente, o da perdere se in pochi andranno a votare. Ma nel dare il proprio appoggio Sala ci tiene a puntualizzare: "La campagna deve servire soprattutto a una cosa: spiegare a che cosa serve questo referendum, a cosa mira e cosa può cambiare, perché io temo che la gente non l'abbia ancora capito".

Che la questione giochi un ruolo anche a livello nazionale si capisce anche dal nome dei big di centrodestra che nei prossimi giorni scenderanno in campo. Nella visione di Anci il referendum è un punto di partenza: "È strategico essere presenti ai tavoli delle trattative per rappresentare le istanze dei sindaci e dei Comuni". Si muove anche Energie per l'Italia di Stefano Parisi: "Mancano due settimane al referendum". Per quanto riguarda poi schede elettorali, seggi e conteggio voti, qui di seguito sono raccolte tutte le informazioni utili per il voto del 22 ottobre. "Ci mobiliteremo, con gazebo in tutta la Lombardia e con un incontro molto importante in Veneto". Per questo chi è contrario propende per non andare a votare anche se in Lombardia, a differenza che in Veneto, non c'è quorum minimo per dichiarare valida la consultazione. "A Pisapia auguro di riuscire ad avere il coraggio di portare avanti le sue idee".

Avere più competenze significa poter assumere più personale per coprire il turn over, evitando che i nostri medici e infermieri facciano i salti mortali per coprire i turni. E pure le piccole imprese - di base più favorevoli dei grandi imprenditori all'autonomia, anche perché sono quelle che hanno sofferto di più durante la crisi - non appaiono del tutto convinte.

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