Omicidio Ballestri, al via il dibattimento: Matteo Cagnoni sarà in aula

Bruno Cirelli
Ottobre 10, 2017

È cominciato con una richiesta di trasferimento di sede il processo per omicidio a carico di Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate accusato di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri, il 18 settembre 2016. Al termine delle diverse udienze la Corte d'Assise sarà chiamata quindi a decidere le sorti dell'uomo: condannandolo o meno per la morte della donna. L'uomo è entrato con una cartellina rossa e gli occhiali da vista calzati. La corte ha anche deciso sull'ammissione delle parti civili. Straordinariamente gli è stata concessa la possibilità di seguire il processo seduto vicino al proprio avvocato, invece di essere chiuso nella gabbia presente in aula. In particolare la difesa ha sottolineato l'impossibilità del Comune di costituirsi parte civile. Matteo Cagnoni, fino a poco prima dell'udienza di oggi, si è sempre dichiarato innocente. Questo il quadro accusatorio: Cagnoni dunque è alla sbarra per omicidio con l'aggravante della premeditazione e anche quello della crudeltà. All'inizio dei lavori la Corte d'Assise del tribunale di Ravenna era affollata soprattutto di addetti ai lavori, mentre in rappresentanza della famiglia di Giulia Ballestri era presente soltanto il fratello Guido. La 39enne, secondo la ricostruzione di chi indaga, è stata colpita e trascinata giù per le scale battendo ripetutamente la testa sui gradini, fino ad arrivare nello scantinato, dove poi è stata ritrovata. L'avvocato Giovanni Scudellari, che tutela gli interessi della famiglia di Giulia Ballestri e dei figli minorenni, ha chiesto alla Corte di emettere un provvedimento che punta ad escludere dalle cronache giornalistiche del processo tutti gli elementi che possano turbare gli orfani di madre: "Vorremmo che i figli di Giulia crescessero senza sapere cos'è successo, ma sarebbe un'utopia".

La difesa (avvocati Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti) ha invocato la legittima suspicione, chiedendo cioè di togliere il processo da Ravenna per assegnarlo ad altra Corte d'Assise a causa, come hanno spiegato i legali, "del condizionamento mediatico" a suo dire impresso al caso dalla stampa locale che avrebbe sposato la sola versione accusatoria. La difesa del dermatologo ha motivato la richiesta sostenendo di voler garantire il regolare svolgimento del processo.

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