I neonicotinoidi nel miele di tutto il mondo

Barsaba Taglieri
Ottobre 9, 2017

Un impatto assolutamente significativo soprattutto se confrontato con i dati dello studio del dottor Mitchell: analizzando 198 campioni di miele provenienti da tutto il mondo lo studio ha stabilito che 3 campioni su 4 contengono neonicotinoidi.

Dunque, il miele, alimento perfetto per difenderci proprio dall'esposizione ai pesticidi risulterebbe oggi quasi del tutto contaminato da essi e anche associato a patologie metaboliche, endocrine, neurogenerative e ai tumori tanto che in Francia è entrato in vigore un decreto che definisce il morbo di Parkinson malattia professionale per gli agricoltori dopo aver accertato il nesso di causalità tra questa malattia e l'uso di pesticidi.

Gli effetti dei neonicotenoidi sulle api sono ancora oggetto di studio, ma alcune indagini hanno confermato che abbattono il sistema immunitario, riducono lo stato nutrizionale e la possibilità di sopravvivere all'inverno.

Le concentrazioni riscontrate sono al di sotto del valore soglia ammesso dall'Unione Europea per il consumo umano, ma si tratta di una contaminazione pericolosa per tutti gli impollinatori, e non si escludono conseguenze a lungo termine sul uomo.

I neonicotinoidi infatti, anche a concentrazioni molto basse (0.10 ng/g), possono provocare nelle api e in altri impollinatori disordini nella crescita, insufficienza immunitaria, disordini neurologici e cognitivi, deficienza respiratoria e riproduttiva, e interagire con la capacità di reperimento del cibo.

I neonicotinoidi sono sostanze che si legano ai recettori nicotinici dell'acetilcolina nel cervello, responsabili negli insetti dell'apprendimento e della memoria. Una percentuale con proporzioni diverse secondo i continenti, più alta in Nord America (86%), Asia (80%), e Europa (79%) e più bassa in Sud America (57%).

Il 34% del miele contiene quantitativi di questi pesticidi che sono riconosciuti come davvero dannosi per le api. A renderlo noto è uno studio guidato dall'università svizzera di Neuchâtel, che ha riacceso l'attenzione suun problema che potrebbe rappresentare una minaccia per il mantenimento della biodiversità. In particolare il 30% dei campioni sono contaminati da un singolo neonicotinoide, il 45% da due o più, il 10% ne contiene 4-5 diversi.

Non bisogna dimenticare inoltre che le api rappresentano un componente essenziale per la riproduzione delle piante e dunque per la sopravvivenza degli ecosistemi: un elemento che secondo gli autori potrebbe spingere a ridurre l'uso di questi pesticidi, come si discute da tempo.

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