Pisa, traffico illecito di mezzi militari da Italia a Somalia: 5 arresti

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 5, 2017

Il gruppo criminale riusciva ad acquistare veicoli dell'Esercito fuori uso e a trasferirli in Somalia, aggirando la normativa italiana che parifica i veicoli militari a materiali di armamento - vietandone la cessione e l'esportazione in assenza di apposite autorizzazioni ministeriali -, e violando le normative internazionali internazionali che hanno disposto l'embargo verso la Somalia.

Sgominata un'organizzazione criminale specializzata nel trasferire mezzi militari dismessi dall'Italia alla Somalia, senza rimuovere le dotazioni belliche. Spesso erano smontati pezzo per pezzo in modo da nascondere le dotazioni militari ancora presenti che di fatto li qualificavano come armamenti: torrette per il fuciliere, colori mimetizzanti, ruote antiproiettile. Arrestati, in esecuzione della ordinanza cautelare disposta dal gip Mario Profeta su richiesta della Dda di Firenze, tre somali e un italiano, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di materiali di armamento. I veicoli venivano acquistati in diverse regioni "con una larga rete di complicità e connivenze offerta da indagati italiani", e in particolare di alcuni auto demolitori, trasportatori e spedizionieri. Per riuscire a eludere i controlli doganali divenuti sempre più rigorosi, gli indagati avrebbero modificato, nel corso del tempo, la loro tattica di esportazione. I monitoraggi della Polizia hanno chiarito che invece di caricare sui container i camion interi e spedirli in Somalia, via mare, il gruppo s'incaricava prima di smontarli o tagliarli a pezzi, in modo da farli apparire, al controllo doganale, come semplici parti di ricambio. A rendere credibile la spedizione venivano poi prodotte false fatture o false dichiarazioni di avvenuta bonifica ai fini ambientali. In altri casi i veicoli venivano riverniciati per nasconderne la natura militare. Una volta che il carico giungeva a destinazione, tutte le componenti venivano assemblate di nuovo, ricostituendo i veicoli nella loro interezza.

Poiché dall'Italia l'imbarco era divenuto sempre più difficile, a causa dei controlli doganali stimolati dalla stessa Polizia Giudiziaria che stava eseguendo le indagini in oggetto, il sodalizio aveva deciso di non usare più i porti italiani, ma quello di Anversa, in Belgio, dove i veicoli militari venivano condotti via terra a bordo di TIR, con il carico coperto da teloni.

L'operazione Broken Tank è stata portata avanti dalla Polizia di Stato che, su delega del procuratore capo della Procura di Firenze, Giuseppe Creazzo, e del pm Giuseppina Mione, ha proceduto agli arresti e ha effettuato venti perquisizioni in Toscana, Campania, Calabria, Emilia Romagna e Sicilia.

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