Pil, Istat conferma: "Crescita +0,9% nel 2016"

Paterniano Del Favero
Settembre 22, 2017

Infine, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è pari nel 2016 a -2,5% con una revisione in peggioramento di un decimo di punto percentuale rispetto alla stima precedente.

Il Prodotto interno lordo, nel 2016, è cresciuto dello 0.9%, con un risultato che appare invariato rispetto alla stima preliminare diffusa nel marzo scorso. La correzione è dovuta al livello del prodotto interno lordo, affermano gli esperti dell'Istat, secondo cui anche la pressione fiscale lo scorso anno è diminuita, assestandosi al 42,7% del Pil.

Parlando del 2015, sulla base dei nuovi dati, il Pil è cresciuto nel 2015 dell'1%, con una revisione al rialzo dello 0,2% rispetto alla stima di marzo (+0,8%).

Quanto ai settori, "il valore aggiunto, a prezzi costanti, e' aumentato dell'1,7% nell'industria in senso stretto e dello 0,6% nel settore dei servizi". In controtendenza i comparti delle costruzioni (-0,3%) e dell'agricoltura, silvicoltura e pesca (-0,2%).

La prestazione migliore è stata registrata nel 2015, rivela l'Istat, con una crescita del'1,0% contro lo 0,8% delle stime. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato una crescita dell'1,6% sia in valore nominale, sia in termini di potere d'acquisto. E, aggiunge, "poiche' i consumi privati sono aumentati dell'1,5%, la propensione al risparmio delle famiglie e' aumentata all'8,6% dall'8,4% del 2015". Eppure, possiamo già ricavare almeno due buone notizie dalla riscrittura del 2015 e del 2016, consentita all'Istituto di statistica dalla possibilità di incrociare tutti i dati relativi a ben 4 milioni di imprese.

"La segmentazione del mercato del lavoro e una scarsa formazione professionale sono tra i principali motivi dell'elevato tasso di disoccupazione giovanile persistente in diversi Paesi colpiti gravemente dalla recessione come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo", ha ricordato però Draghi, sottolineando invece che Paesi come "Germania e Austria sono riusciti a mantenere bassa la disoccupazione giovanile grazie ad efficaci programmi di formazione professionale e piani mirati ai giovani piu' svantaggiati".

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