Consip, Renzi: Vicenda usata per gettare fango su di me

Bruno Cirelli
Settembre 17, 2017

"Lo scandalo Consip è nato per colpire me, ho l'impressione che finirà per colpire quelli che hanno falsificato le prove per colpire il presidente del Consiglio", scandisce. E a farlo capire - indirettamente- è stato anche un membro del suo stesso partito, Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato (non certo un leghista sfegatato) che in un'intervista al Giorno ha definito la sentenza un "errore", politico e giuridico, perché "i suoi effetti sono assai negativi per la vita di un soggetto politico" e soprattutto per i suoi elettori. "Il tempo è galantuomo e lo sarà anche per la vicenda Consip".

Evidentemente la politica si sente così sotto scacco che ha paura di muoversi con la tempestività cui avrebbe pure diritto, data la posta in gioco, tradotta in "eversione" da una dichiarazione attribuita al presidente del Pd Matteo Orfini.

In effetti dire che la dichiarazione di Renzi sia alquanto fuori luogo è dire poco. Ciò sarebbe dovuto bastare e avanzare per cacciarli subito dall'Arma. Ne aveva diritto per questioni di automaticità di carriera, hanno spiegato al Comando dell'Arma convincendo, nella migliore delle ipotesi, qualche centinaio di addetti ai lavori, non certamente i milioni di lettori, ascoltatori e telespettatori che hanno avuto modo di apprendere questa precisazione.

Il colonnello Di Caprio (Ultimo) si difende e contrattacca: "Non ho mai svolto indagini per motivi politici e mai citato Renzi". E' una minaccia legittima, per carità, per quanto discutibile. "Ma voglio che siano le istituzioni a fare chiarezza". Ad essere "eversivo" per il M5S, invece, è l'atteggiamento del Pd contro la magistratura: "Renzi e i suoi accoliti si esercitano in un grave tiro al bersaglio contro gli inquirenti e le forze dell'ordine, cercando - è l'accusa - di depistare l'attenzione dalle gravi responsabilità del gliglio magico nella vicenda".

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