Consip: a Woodcock contestato falso

Bruno Cirelli
Settembre 16, 2017

Il pm di Napoli Henry John Woodcock sarebbe indagato per falso, in concorso con l' ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, nell' ambito della vicenda Consip. Marco Travaglio, che titola a tutta pagina "Si inventano un golpe per insabbiare Consip", critica nel suo editoriale il procuratore di Modena, Lucia Musti: "Non si capisce perché non segnalò 30 mesi fa quelle orrende condotte ai vertici dell'Arma - scrive riferendosi al colloquio che la pm ha riferito al Csm di aver avuto con Scafarto e De Caprio - ma continuò a lavorare con i putribondo figuro e attese le controindagini e la campagna renziana per esultare ("Finalmente l'hanno preso") e vuotare il sacco a scoppio ritardato". A fine giugno, era già emerso che il magistrato era indagato per violazione di segreto istruttorio, sempre relativamente al caso della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Ai pm di piazzale Clodio Scafarto disse che a rappresentargli la necessità di compilare un capitolo specifico su tale circostanza fu Woodcock. Questa l'immagine utilizzata con una pm dal colonnello Sergio De Caprio - noto alle cronache come il Capitano Ultimo che arrestò Totò Riina -, e dal maggiore Gianpaolo Scafarto, del Noe.

"Non ho mai svolto indagini per fini politici. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi". A valutare la veridicità delle dichiarazioni di Scafarto, che collaborava con Woodcock nell'indagine su Romeo, dovranno essere il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi. La lunga audizione del magistrato, già sbobinata dopo una settimana, è rimasta per tutto agosto nei cassetti del Csm, e solo il 14 settembre, con una posta certificata, è partita alla volta della procura di Roma, che ha messo Scafarto sotto inchiesta.

"Le notizie sono davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia", ha commentato su Ansa Graziano Delrio, ministro per le Infrastrutture e i Trasporti.

L'inquirente, all'epoca dei fatti al comando del Nucleo tutela ambiente, nel corso di un incontro con il procuratore Mussi, avrebbe fatto espresso riferimento all'informativa del caso Cpl Concordia - in cui erano presenti le telefonate intercettate tra il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi e Matteo Renzi, poi pubblicate sul Fatto Quotidiano - dicendo che "lei ha una bomba in mano, se vuole la può far esplodere". "Aspettiamo di vedere le verifiche - ha concluso - ma certamente le notizie sono inquietanti".

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