Uno scatto in avanti per la web tax europea?

Paterniano Del Favero
Settembre 13, 2017

Roma - I colossi del Web paghino le tasse nei Paesi in cui fanno affari: è la richiesta che arriva da quattro grandi Paesi europei - Germania, Francia, Spagna e Italia - tramite una dichiarazione congiunta sottoscritta dai rispettivi ministri dell'economia (il francese Bruno Le Maire, il tedesco Wolfgang Schaeuble, lo spagnolo Luis de Guindos e l'italiano Pier Carlo Padoan) e inviata a Toomas Toniste, presidente di turno dell' Ecofin , la riunione informale del Consiglio dei ministri delle Finanze che si terrà il 15 e 16 settembre prossimi a Tallinn, in Estonia. "È in gioco l'efficienza economica, l'equità fiscale e la sovranità". E chiedono alla Commissione Ue di lavorare a una proposta che risolva il problema del 'fatturato virtuale': le aziende digitali, come tutte le altre, devono essere tassate in tutti i Paesi dove generano reddito, e non più soltanto dove hanno la base fiscale. Nemmeno le recenti misure anti-evasione delle multinazionali introdotte dalla Ue, come la direttiva che combatte lo spostamento a scopo elusione dei profitti, aiutano gli Stati a recuperare le somme che perdono dalle attività dei giganti del web.

Probabilmente si proverà a seguire l'esempio di Londra che ha varato un prelievo del 25% sui profitti trasferiti, chiamato non a caso Google tax o quello dell'India che tassa del 6% tutte le acquisizioni di prodotti e servizi all'estero e online fatti nel paese. Va quindi superato il "concetto di stabilimento permanente" dell'impresa. È necessario un nuovo approccio, quindi, che vada al di là della presenza fisica, bastando la "presenza digitale significativa" nei Paesi dove l'azienda opera per il requisito di "residenza virtuale" che la costringa a sottostare alla tassazione sulle imprese di quel Paese.

L'Italia ha intenzione di lottare per l'inserimento di una Web Tax europea. Ma, ha aggiunto, "voglio vedere il documento dei ministri alla prova della Commissione europea che non ha mai avuto il coraggio di superare l'intollerabile libertà delle multinazionali di decidere dove risiedere fiscalmente". La portavoce ha sottolineato che la Commissione è "molto contenta dell'interesse politico per questa questione".

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