In Italia il 18% di laureati, contro il 37% della media Ocse

Bruno Cirelli
Settembre 13, 2017

"In Italia ci sono province dove più del 40% di giovani abbandona la scuola prima del tempo, perché si continua a pensare che gli incrementi per la formazione giovanile rappresentano un costo e non un investimento", sottolinea il leader del sindacato Marcello Pacifico, aggiungendo "addirittura, siamo arrivati ad alzare le barriere nelle Università pubbliche". Lo rivela l'Ocse nel rapporto Uno sguardo sull'istruzione 2017, nel quale viene anche sottolineata la penultima posizione del nostro Paese per numero di laureati (peggio di noi solo il Messico) e l'altissimo numero di Neet, (cioè coloro che non studiano né lavorano) inferiore solo a quello della Turchia. In Sardegna e Puglia il 31%. Nello stesso anno, Roma ha dedicato il 4% del suo Pil all'istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con un calo del 7% rispetto al 2010, e ha speso in media 9.300 dollari statunitensi per studente (contro i 10.800 della media Ocse).

L'Italia inoltre detiene la maglia nera nell'area Ocse per la spesa pubblica complessiva nell'istruzione nel 2014.

E ancora sempre secondo l'analisi dell'Ocse ci sono in Italia troppi laureati nelle materie umanistiche e troppo pochi in quelle economiche che garantirebbero una maggiore possibilità di occupazione.

L'Italia ha appena il 18% dei laureati, contro il 37% della media nella zona Ocse.

I campi di studio preferiti dagli italiani sono le belle arti e le discipline umanistiche, il giornalismo e l'informazione, registrando una quota del 30% tra i laureati, il tasso più alto tra i Paesi dell'Ocse e le discipline a indirizzo scientifico (24%).

L'orientamento dei neolaureati italiani è quindi poco legato ai bisogni emergenti dell'economia: il 39% dei neolaureati di primo livello si è laureato in discipline artistiche/umanistiche, con conseguenze negative per il tasso di occupazione dei laureati, particolarmente tra le donne, più spesso laureate in discipline a basso tasso di occupazione.

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